Set 7, 2018
Christian

Una cucina Made in Italy che valorizza gli spazi

La continua evoluzione del comparto cucine, in fatto di arredamenti moderni, ha qualcosa di inarrestabile e non sempre ciò è dovuto all’estro creativo dei designer che collaborano con i marchi più prestigiosi. Una spinta notevole proviene infatti dalle stesse mutevoli esigenze della clientela, sia per gli aspetti estetici che per quelli strettamente connessi alle funzionalità ed allo spazio disponibile.

Di fronte al progetto del quale parliamo oggi, però, anche noi abbiamo sgranato gli occhi per l’interpretazione inedita e rivoluzionaria, ricchissima di giochi di luce, che Rastelli ha svelato con la cucina Beluga.
Il forte impatto estetico di questa cucina moderna non va in nessun modo a discapito della funzionalità, anzi. Il suo ideatore, Ferruccio Laviani, è un designer di fama internazionale e che ha già collaborato con alcune delle aziende più innovative in fatto di arredamenti moderni quali Kartell o Foscarini: in Beluga è riuscito a fondere concetti e materiali tra loro anche molto distanti, certo non inconciliabili ma che comunque di rado si vedono in una cucina tutti insieme.

I parametri di una cucina moderna

Molti sono ad esempio i tubolari metallici, ben combinati con ante in rovere e con lamiere. L’aspetto complessivo della cucina Beluga è molto sofisticato e parla un linguaggio di design pienamente moderno, con rimandi tra forme e materia e una continua alternanza tra pieni e vuoti, luci ed ombre, tutti mixati in un perfetto equilibrio che per di più non è esclusivamente estetico.

Questa cucina non è infatti un mero esercizio di stile: anche se fa tesoro di un concetto molto caro al design moderno come lo sfruttamento della luce come quarta dimensione che si inserisce negli spazi valorizzandoli, allo stesso tempo fa suo il concetto di planarità. Le ante sono infatti progettate tutte per essere scorrevoli e non occupare quindi ulteriore spazio alla loro apertura.

Viene quindi di conseguenza comprendere come i moduli della cucina Beluga posseggano estremo dinamismo e capacità evolutive, ed in che maniera nella sua composizione convivano nella massima armonia ritmi ben scanditi e materiali solidi che la trasformano in una vera esperienza di design tutta da vivere!

 

Lug 29, 2018
Christian

Come arredare con giochi tessili colorati

Ci avviamo oggi a giocare con dei complementi ed elementi di arredo che spesso vengono troppo sottovalutati, a torto. Gli elementi tessili che possono essere disseminati in un’area living, infatti, contribuiscono moltissimo all’atmosfera generale che può essere “ammorbidita” da cuscini che trasmettano sensazioni di comfort e rilassatezza se in forme più malleabili; lo spazio può però anche essere reso più rigoroso da cuscini squadrati, che nascondano un’imbottitura meno soffice ma non per questo meno comoda ed accogliente.
Si può anche giocare tra questi due estremi con un incrocio di contaminazioni… ciò che conta è non strafare!

Cuscino Bandas di Patricia Urquiola

bandas di patricia urquiola
Non ci crederete, ma anche i designer più affermati si dedicano alla creazione di forme, texture e fantasie tessili per i cuscini: lo ha fatto ad esempio una star come Patricia Urquiola con il cuscino Bandas inserito nell’omonima collezione dell’azienda di complementi d’arredo Gan. Si tratta di un cuscino di forma rettangolare e ricamato a mano in lana, in misure 60×40 ma disegnato in una ampia varietà di fantasie per adattarsi al meglio all’esaltazione del concetto di modularità intercambiabile della collezione da cui proviene.
Noi vi presentiamo solo il cuscino, per le sue caratteristiche versatili capaci di accontentare qualsiasi mood o personalità grazie ai suoi gradevoli effetti ottici.

Cuscini Mingle di Muuto

Hanno poi un carattere molto deciso ma allo stesso tempo poliedrico i cuscini della collezione Mingle, ideati da Thomas Bentzen per Muuto, marchio di prestigio per l’arredo ed i complementi di stampo scandinavo e di elevata qualità. Questa serie di cuscini nasce per esaltare le combinazioni tra tessuti e colori, giocando con un processo creativo che è stato come un viaggio tra queste due componenti, quella materica e quella cromatica, al fine di trovare coppie che fossero tra loro complementari perché nessuna trama è uguale all’altra.
L’imbottitura è composta da un mix tra fibre e piume, ed il risultato finale è indubbiamente gioioso come sempre accade con tanta esplosione di colori ben manifestata ed il giusto tocco di fantasia!

Tappeto Chipo di CC Tapis

Sperimentare soluzioni tessili per l’arredo della zona living può voler anche dire rivestire porzioni di pavimento con dei tappeti, che se ben ispirati sanno rappresentare un decoro che aggiunge sensibilità e brio a qualsiasi ambiente, oltre a permearlo in un certo senso di calorosa accoglienza.
Lo studio Zaven si è ispirato alle tradizionali maschere africane per la collezione di tappeti composta dai modelli Zo e Chipo, rileggendo queste tradizioni in modo originale e connotandole del loro inconfondibile stile grafico.

Si tratta di un progetto molto interessante perché oltre a portare con sé alcune caratteristiche simboliche di forte valenza, in storie di maestri e simboli, i tappeti Zo e Chipo sono interamente realizzati a mano in seta e lana dell’Hymalaya e vengono proposti dall’azienda CC Tapis.
Colori e disegni caratteristici entrano così in casa portandosi dietro delle affascinanti e misteriose storie stilizzate per diventare complementi d’arredo di gusto tribale ma ispiratissimi: un vero progetto d’autore!

 

Lug 21, 2018
Christian

Il concept distintivo e moderno degli arredi Bonaldo

Originalità e forte personalità sono le caratteristiche distintive della composizione living che esaminiamo oggi, interamente creata e realizzata in Italia da Bonaldo seguendo i valori perfetti che questa azienda interpreta.
Ciascuna idea che diventa poi progetto per essere infine concretizzata in un oggetto d’arredo destinato all’utilizzatore finale è essa stessa interpretazione delle esigenze contemporanee dell’abitare e tappa di un percorso emozionante, durante il quale si sperimentano nuovi materiali e nuove forme che restano bene impresse nella memoria.

Tavolo Big Table di Bonaldo

Il tavolo Big Table sintetizza in modo sbalorditivo queste attitudini, sia nella versione fissa che nella sua variante allungabile. La base rappresenta un incessante gioco di equilibri che si richiamano tra loro, e comunica dinamismo con l’intreccio saldo delle sue linee oblique.
Va fuori dal comune anche per il processo produttivo, che prevede il taglio al laser dell’acciaio e poi la sua finitura in una esaltante combinazione di diversi colori, da quelli più sobri ed eleganti fino ad abbinamenti audaci che sapranno esaltare l’unicità del vostro arredo.

arredamenti Bonaldo
Nessuna delle gambe o supporti ha forma identica ad un’altra, ed è questo incrocio eterogeneo a rendere Big Table così accattivante, per la dirompente rottura degli schemi che offre!
Per il piano, una linea decisa che spezza l’equilibrio con la sua netta linearità al fine di inserire nel progetto complessivo anche rassicuranti caratteristiche di stabilità, è possibile scegliere il laccato, l’impiallacciato, il legno massello o il cristallo, anche in questi casi con una palette molto ampia di personalizzazioni.

Sedia Ketch di Bonaldo

sedia Ketch by Bonaldo

Accanto alle decise geometrie di Big Table mettiamo senza indugio il design sofisticato ma senza fronzoli della sedia Ketch, un oggetto di arredo che sa offrire un appeal unico e convincente nella plasticità delle sue forme.
Eliminato tutto il superfluo, la sedia Ketch appare come un volume unico e continuo sinuosamente modellato da una mano esperta, e che riesce a comunicare solidità con forme curve e tese come quelle di una vela gonfiata dal vento.
La sua robusta struttura metallica è protetta da una comoda e morbida imbottitura rivestita in tessuto, pelle o ecopelle, ed in tutti i casi sfoderabile.

Ketch Bonaldo

La cura per l’eccellenza, negli arredi Bonaldo, va di pari passo con la creatività, perché l’azienda si affida a designer affermati che sanno raccontare l’identità aziendale tramite immagini, progetti e movimenti delle forme nel più puro dinamismo.

Il concept distintivo e moderno degli arredi Bonaldo

Giu 13, 2018
Christian

Guida alla scelta del mobile giusto

C’è un aspetto dell’interior design che non ci stancheremo mai di mettere in evidenza ed incensare: il valore incalcolabile di quegli arredi pensati per accompagnarci per tutta la vita, grazie a linee sempre attuali ed a una accuratissima selezione dei materiali nei quali vengono realizzati.
Si tratta, in questi casi, di arredi creati da quei designer che amano la discrezione e la preferiscono rispetto al protagonismo, con l’intento di mettere i loro progetti al completo servizio dell’utilizzatore finale facendolo diventare un punto di riferimento nella sua vita ed un oggetto con il quale interfacciarsi ed interagire ogni giorno, sfruttandone le potenzialità ma soprattutto la funzionalità.

Gli arredi funzionali

Partendo da simili premesse ed in tali circostanze, parliamo di mobili ed arredamenti che non tradiranno mai le attese: sono pensati per durare nel tempo, accompagnarci a lungo nel nostro cammino, raccontando così anche qualcosa della personalità, dell’indole e persino delle attitudini di chi quella casa l’ha arredata e la abita.
Molti nomi di designer che offrono “sicurezza” con la loro inventiva sono già stati protagonisti tra i nostri articoli: spesso vi abbiamo parlato dello strettissimo rapporto che lega Rodolfo Dordoni a Minotti, o di come Flexform trasformi in oggetti concreti le sempre coinvolgenti idee di Antonio Citterio. Sono rapporti di lungo corso questi, relazioni e collaborazioni professionali instaurate da tempo e che rendono le nostre case dei luoghi più accoglienti e confortevoli, senza deludere mai.

Gli arredi esuberanti

Spesso, come sapete, ci siamo anche soffermati sulle creazioni più originali di progettisti che instillano sempre grande energia creativa nelle proprie opere, rendendo evidentissima la mano d’autore al punto da portarci a definire alcuni oggetti o complementi d’arredo delle opere d’arte.
È il loro dichiarato intento, farsi riconoscere e ricordare suscitando ammirazione: capita nelle opere di Patricia Urquiola come in quelle di Philippe Starck, veri personaggi per l’architettura e l’interior design. I loro pezzi possono imprimere al vostro appartamento un segno poderoso, denso di stile, ma è importante non farsi prendere troppo la mano.
Attingendo solo ad opere nelle quali domina la forte personalità creativa si rischia infatti di ritrovarsi una casa nella quale solo la forma viene esaltata per destare interesse o curiosità, ma la sostanza – nei panni in questo caso della pratica funzionalità – potrebbe passare in secondo piano.

Per vivere meglio di certo ci vogliono dei tocchi di imprevedibilità nell’ambiente, punti o oggetti di impatto visivo che attirano l’attenzione, ma è imprescindibile circondarsi di mobili “sicuri” e fedeli, forse meno originali ma di certo più capaci di soddisfare esigenze concrete!

 

Mag 30, 2018
Christian

Come arredare secondo gli schemi… e come non farlo!

Progetti d’autore rigorosi nelle linee e nelle forme sono spesso necessari in una zona living, ma bisogna anche sapere come combinarli al meglio con oggetti che sappiano uscire dagli schemi, altrimenti il rischio al quale si va incontro è la monotematicità.
Oggi proveremo ad accostare tra loro idee e concetti distanti, dimostrandovi come possono convivere ed emozionare con la contaminazione tra generi e stili!

Libreria Stele di Rimadesio

Stele Rimadesio

Iniziamo subito con lo stile asciutto e lineare della libreria Stele di Giuseppe Bavuso, concepita come un monolite che può anche essere posizionato come stand alone, magari per separare due aree e fornire nuove interpretazioni dell’area living. Stele fa parte della collezione di arredi Rimadesio e ha delle caratteristiche che la rendono unica: l’esplorazione delle potenzialità creative di un materiale come il vetro raggiunge infatti un nuovo livello, con la tecnologia di taglio a idrogetto e l’incastro dei passanti completamente invisibile che la fa apparire un unico blocco.
A completare la sua geometria squadrata viene sfruttato anche un materiale di impronta tecnologica come l’alluminio. I vani passanti sono tutti posizionati in maniera perfetta e dalla simbolica e gradevole armonia, e la libreria oltre ad essere proposta anche in versione contro parete, diventa imponente protagonista del living anche per le numerose tonalità cromatiche delle laccature previste.

Tavolino Tindari di Flexform

Tavolino Tindari Flexform

Passiamo poi dalle linee nette e squadrate di Stele a quelle più rustiche e “calde” di un complemento di arredo dai preziosi intrecci come Tindari, il tavolino/consolle di Antonio Citterio. Il piano può essere in marmo o in essenza di legno, ma è la struttura a regalare emozioni, con il suo tubolare in metallo totalmente rivestito da cordino in cuoio (color miele, oppure color tabacco) intrecciato a mano.
Flexform con questo progetto inedito e singolare porta nelle nostre case atmosfere esotiche di mete lontane che stimolano la fantasia e fanno sognare, ricordando molto da vicino lo stile tipico degli arredi da esterno. Coordinato al tavolino c’è anche il pouf Tindari con gli stessi connotati, da combinare ed accostare per rafforzare il concetto di tepore domestico.

Tavolo Skorpio Keramik di Cattelan Italia

Tavolo Skorpio Keramik Cattelan

Per tornare ad un oggetto d’arredo imponente, e che fa di nette linee scolpite i suoi punti di forza, inseriamo in questa rassegna il tavolo da zona living Skorpio Keramik, un complemento dal fortissimo impatto visivo e dall’estetica originalissima ed elegante.
Un ampio piano in marmo, disponibile in diverse varianti che riportano tutte le venature e le imperfezioni irregolari di questo materiale, poggia in questo progetto di Cattelan Italia su una struttura disegnata a linee oblique, tutte perfettamente simmetriche tra loro ma con la totale assenza di linee verticali.
Creatività e design da terzo millennio portati alle loro vette estreme, senza creare il minimo intralcio alla seduta nel pieno rispetto della funzionalità tanto cara all’azienda italiana: Skorpio è versatile e si presta bene a qualsiasi ambiente, arricchendolo di forte personalità e carattere “spigoloso” ma allo stesso tempo avvolgente!

Lampada Filo di Foscarini

Lampada Filo Foscarini

Per garantire l’alternanza tra stili e forme ora rigorose ed al passo successivo più morbide, abbiamo scelto ancora un’azienda italiana per l’ultimo progetto, specializzata in questo caso in strumenti ed accessori per l’illuminazione. Parliamo di Foscarini, che ha tradotto in un oggetto concretissimo come la lampada Filo, proposta sia in versione da tavolo che da terra, la giocosa idea del designer Andrea Anastasio, spintosi agli estremi della comunicazione tramite forme che quasi cercano di instaurare una filosofia fatta di arte e funzione e del dialogo tra esse.
Sembra quasi un ibrido eppure ci piace, perché è un’opera per niente banale o sgradevole che si può posizionare ovunque per creare un’atmosfera ora più glam, ora quasi hipster, di sicuro inaspettata e post-moderna. Rappresenta il miglior esempio che abbiamo trovato per l’uscita dagli schemi convenzionali che ci siamo prefissati in apertura di questo articolo!

Filo è composta da tanti pezzi speciali messi insieme, ciascuno con un suo proprio messaggio da comunicare. Il paralume è forse l’unico elemento essenziale, un cono in porcellana che fa da sorgente luminosa ovviamente a LED. Il cavo elettrico è parte integrante della funzione decorativa, lunghissimo per offrire massima fruibilità eppure mai d’intralcio per la possibilità di raccoglierlo ed appenderlo al gancio integrato nella struttura portante, e soprattutto coloratissimo nelle sue diverse varianti, decorato da elementi normalmente non previsti.
Sfere e bulbi in vetro sono infatti piazzati, inattesi per forme, colori ma soprattutto presenza, lungo il percorso del cavo, come elementi che tradizione non contemplerebbe ma che lo fanno assomigliare quasi ad una collana. Filo non manca così di elementi fondanti della sua funzione primaria, l’illuminazione, e di proprietà che ne migliorano l’uso in ogni situazione, tuttavia in essa tutto diventa indistintamente decoro in un turbinio di colori che non delude mai. Il concetto stesso di lampada è scomposto e poi ricomposto in un oggetto poco convenzionale ma dalla fortissima carica arredativa!

 

Mag 14, 2018
Christian

Quattro diversi concetti di seduta

La casa per essere ritenuta espressione dello stile di chi la abita e la vive, deve possedere i colori e le ispirazioni anche geometriche preferite dai suoi inquilini: ciò vale anche quando la personalità va un po’ al di fuori da schemi precostituiti!
In simili casi, sono d’aiuto i progetti d’autore dell’interior design, gli unici in grado di rispondere con gusto ad istanze meno canoniche creando mix di disegni geometrici ed accostamenti cromatici sempre capaci di cogliere nel segno.
La rassegna che stiamo per compilare è questa volta una sorta di “monografia” dedicata alle sedute, ed al suo interno accosteremo come spesso ci capita progetti assai diversi tra loro sia nel concept ispirativo e nel linguaggio che nel concreto risultato finale.

Sedia Phillips di Minotti

Partiamo da una sedia “atipica”, il modello Phillips ideato con una forma espressamente moderna e molto squadrata da Rodolfo Dordoni, e messa in atto da Minotti con materiali di eccellenza. A colpire subito lo sguardo non è soltanto la forma quasi provocatoria nelle sue linee sinuose, quanto la cerniera a contrasto che ne enfatizza volutamente il profilo: almeno è ciò che accade nelle versioni rivestite in tinte più chiare.
Per le caratteristiche tecniche di questa sedia che si fa portavoce di un mood raffinato, si veda alle voci metallo per la robusta struttura, schiuma poliuretanica per le imbottiture, e rivestimenti in pelle o tessuto, con una prima fodera protettiva.
E per non trascurare il comfort, le cinghie elastiche che sorreggono la seduta sono in caucciù mentre i piedini hanno il pratico scivolante protettivo e antigraffio in PVC.

Sedia Lilia di Riflessi

È forse più “tradizionale” nello stile, anche se non del tutto, la sedia Lilia che Riflessi propone su design di Sandonà e Bettini. Questa seduta gioca su un terreno del tutto opposto a quello cui appartiene Phillips, perché i suoi pochi decisi tratti grafici sono improntati alla leggerezza ed alla trasparenza, quasi come se volesse passare inosservata.
Non ci riesce, c’è poco da fare, perché le sue geometrie incuriosiscono anche lo sguardo meno attento con quella struttura quasi impalpabile e sottilissima e l’ampia feritoia sullo schienale.
Lilia è realizzata in tecnopolimero plastico per essere elastica, confortevole e semplice da pulire, ed in più ha un pregio che in molti dimostrano di apprezzare: è impilabile! Di sicuro il suo impatto è stato considerevole presso i giurati dell’edizione 2016/2016 del Good Design Award, che le hanno attribuito il premio per la qualità del suo design in riferimento al benessere apportato alla vita dell persone.
Leggera ed ergonomica, versatile ma essenziale nella sua accoglienza: Lilia viene proposta sia nella versione classica con gambe che in quella a slitta, e non vi nascondiamo da parte della redazione di NonSoloArredo la nostra predilezione per questa seconda variante, che aggiunge un tocco in più di eleganza ad un progetto già molto disinvolto e sbarazzino!

Sedia Saint Tropez di Calligaris

Ci discostiamo almeno in parte dalle geometrie essenziali protagoniste sino ad ora con la sedia Saint Tropez di Calligaris, un progetto che cerca di dissimulare la malizia del suo schienale ad effetto “trapuntato” spostando l’attenzione sulle sue sinuose forme. L’intento dei designer Dondoli e Pocci non riesce del tutto, perché la ricercatezza del suo design salta di continuo agli occhi e li blandisce con eleganza e creatività.
Curatissima nei suoi dettagli, ha la scocca in policarbonato disponibile in diverse tonalità anche trasparenti, e sorretta da una base in metallo proposta in 5 diverse finiture. Va detto che le linee così pure e morbide di questa seduta vengono proposte anche nella variante Saint Tropez W, nella quale la struttura è in legno massello anche in questo caso in diverse tonalità Possiamo dire che l’unico inconveniente di questa seconda versione è la non impilabilità, e forse per la nostra inclinazione verso i complementi di arredo capaci di manifestare la miglior funzionalità preferiamo la struttura in metallo, anche se il legno ha sempre un fascino difficile da abbandonare…

Pouf Geo di Arketipo

Per il quarto step ci concediamo una piccola licenza. Geo di Arketipo non è esattamente una seduta, ma è l’insostituibile amico in tanti salotti perché è un pouf, ed in quanto tale tra i suoi svariati usi si può contemplare anche quello di sediolino momentaneo! È davvero divertente con la sua composizione di elementi circolari sovrapposti, realizzati in tessuti diversi e con giochi di luce regalati dagli anelli in colori differenti, combinati in tonalità raffinate. Calvi Brambilla è il suo designer, che ha voluto solo un tessuto di alta qualità e tutto italiano per il rivestimento di questo pouf che saprà vivacizzare qualsiasi salotto!

Apr 30, 2018
Christian

Scavolini Gres Experience, stile e fantasia senza limiti

Una nuova tendenza si sta affermando negli ultimi tempi in fatto di progettazione e realizzazione di cucine, a dimostrazione di una incessante evoluzione di cui questo settore è protagonista e oggetto, grazie al suo ruolo cruciale in tema di arredamenti.
Per una cucina e per la sua composizione consuetudine vuole che solo per i piani di lavoro si preferiscano materiali ad elevatissima resistenza come il marmo, l’okite o in generale quei top che offrano un sicuro appoggio per tutte le operazioni senza rischi di scalfiture, abrasioni o rotture.

Nuovi materiali per i top delle cucine

La tecnologia però va avanti, si evolve, permette lo studio di nuovi materiali che superano in qualità e resa quelli che li hanno preceduti. È il vantaggio del progresso, ma solo le aziende più affermate e consolidate hanno sufficienti capitali da investire nella ricerca e nello sviluppo: è il caso di Scavolini, che ha messo a punto una speciale tecnica di lavorazione del Gres Porcellanato per poterlo applicare a tutte le superfici delle sue cucine, in un progetto che si chiama Gres Experience.
Il procedimento definito greificazione non è affatto semplice, perché vuol dire cuocere la pasta ceramica a temperature comprese tra i 1150° e i 1250° per poi riportarla a temperatura ambiente.
Una tecnica del genere assicura la massima resistenza delle piastrelle così ottenute, nulla può “spaventarle”: tagli, abrasioni, sbalzi di temperatura, acqua, niente di tutto ciò può alterare la forma o deturparne la superficie perché è stata ben temprata, ed è per questo che il gres porcellanato è tanto preferito oggi soprattutto per pavimenti e rivestimenti.
Tutte queste caratteristiche si prestano però alla perfezione anche all’ambiente cucina, come Scavolini ci dimostra, ma non soltanto per i piani di lavoro!

Un inedito uso del gres porcellanato

Con Gres Experience infatti è possibile rivestire anche le ante dei moduli della cucina, in un impiego totalmente inedito di questo materiale che apre nuovi scenari alla fantasia. Le cucine delle collezioni LiberaMente e Scenery possono infatti beneficiare del gres a bassissimo spessore per rivestire le ante ed ottenere così nuove soluzioni di design contemporaneo, con un risultato finale perfetto per un’ambiente moderno e dall’impronta industrial.
Sono eccezionali gli accostamenti possibili grazie alle 14 diverse tinte, con giochi tra colori e lavorazioni che permettono di alternare continuità e intervalli inserendo il legno: gli abbinamenti così ottenuti risultano sempre eleganti, come sospesi nel tempo, perché le essenze del legno vengono valorizzate e messe in risalto grazie al dialogo tra i contrasti mentre le simmetrie del gres porcellanato assicurano funzionalità e libertà compositiva a tutto tondo.
La cucina, nelle collezioni che sfruttano la Gres Experience Scavolini, diventa spazio dalle potenzialità infinite e che offre accoglienza, senso di “calore” e di casa.

 

Apr 12, 2018
Christian

Stufa o camino: quale scegliere?

Per riscaldare la nostra casa bisogna fare la scelta giusta. Ci sono diverse opzioni, quale sia la migliore dipende da vari fattori e ovviamente dalle nostre necessità. C’è differenza tra un semplice focolare aperto, attorno al quale sedersi con gli amici per arrostire castagne in autunno e un termocamino o una stufa di ultima generazione che ci permettono, invece, di riscaldare l’intera casa.

Scegliere a seconda del budget

Se il budget a disposizione non è molto alto, sarà meglio optare per una stufa. Rispetto a quelli di un camino, i costi di una stufa sono decisamente inferiori, installazione compresa. Per risparmiare invece sul consumo del combustibile, una stufa alimentata a pellet o a legna rivestita in pietra ollare ha la particolare proprietà di accumulare il calore e sprigionarlo gradualmente nell’ambiente, il suo costo però può arrivare fino a 10.000 euro.

Con un budget alto, optare per il termocamino rappresenta l’evoluzione del classico caminetto. Alcuni modelli più recenti possono essere gestiti da una scheda elettronica per ridurre al massimo le emissioni.

Questione di design

Quando si arreda una casa il fattore estetico è decisivo; il design delle stufe può raggiungere una certa raffinatezza, ma nulla a confronto con la versatilità di un caminetto. Quest’ultimo infatti può adattarsi a qualunque tipo di arredo grazie alla creazione di un rivestimento su misura e alla possibilità di utilizzare diversi materiali. Permette inoltre di godere del vero piacere del fuoco, sia nel caso del classico caminetto che in quello del termocamino dove il fuoco è chiuso dai vetri.

Installare un camino, però, non è sempre possibile, l’impianto della casa deve essere predisposto, abbiamo bisogno di una canna fumaria di almeno 4 metri, mentre la stufa è meno soggetta ai vincoli strutturali della casa.

Il combustibile giusto

Un camino può essere alimentato solo a legna, pellet o bioetanolo, le stufe anche a gas o policombustibile. Il Bioetanolo, pur avendo un costo più elevato rispetto alla legna, non necessita di canna fumaria, può quindi essere liberamente spostato all’interno della casa.

Il Pellet è un prodotto naturale, un combustibile ecologico e facile da trasportare. È conveniente anche a livello economico, è infatti il combustibile più economico presente in commercio e si può usufruire della vendita di pellet all’ingrosso per risparmiare ulteriormente.

Riscaldamento a 360°

Se sono canalizzabili, sia i termocamini che le stufe alimentate a pellet possono riscaldare un’intera abitazione, collegando le stanze adiacenti attraverso appositi conduttori. Possono addirittura provvedere al riscaldamento dell’acqua tramite collegamento all’impianto idraulico.

A voi la scelta

Ogni scelta ha diversi benefici. Optare per una invece che per un’altra dipenderà soprattutto dalle vostre necessità e quelle della vostra casa. Una stufa alimentata a pellet ad esempio, potrà essere la scelta migliore per il vostro portafoglio, ma quella di un camino con un rivestimento fatto apposta per il design della vostra casa, è la scelta perfetta per il vostro arredamento.

Mar 27, 2018
Christian

Le ceramiche Polis creano un habitat sempre ispiratissimo!

Scegliere le piastrelle per gli ambienti della propria casa non è mai semplice, si tratta di decisioni molto più ponderate rispetto a quelle relative all’arredamento! I rivestimenti fanno “solo” da cornice, è vero, eppure oltre ad essere per loro natura molto meno intercambiabili rispetto ad un complemento di arredo, devono saper rispecchiare a lungo il nostro gusto, la personalità e tutto ciò con cui andremo a riempirla, questa cornice!
Ogni scelta deve quindi essere ben valutata, prendendosi tutto il tempo necessario e senza affrettare le decisioni.

Il catalogo Polis Ceramiche

Davanti ad un catalogo ampio ed articolato come quello di Polis Ceramiche, si scopre tutta l’eccellenza di un marchio che ha fatto della qualità estetica e tecnica la vera mission aziendale, allo scopo di produrre ceramiche ideali per qualsiasi progetto residenziale, anche quello più ambizioso, creativo e complesso.
La linea produttiva risponde a tutti i più moderni criteri tecnologici, con lavorazioni computerizzate e controllate elettronicamente per far sì che tutti i parametri siano sempre rispettati. Cottura, smaltatura, ma anche i test di prova alle condizioni di stress sia fisiche che chimiche che una piastrella può dover affrontare nel corso della sua vita assicurano il rispetto di standard elevati e la realizzazione di superfici perfette.
Se la tecnica ha il suo ruolo, non si può di certo trascurare quanto Polis metta passione anche nella realizzazione di ceramiche capaci di emozionare con il loro design, e di vestire le case creando in ogni ambiente un habitat che sappia essere rifugio ma anche gratificazione estetica.

Certificazioni e rispetto per l’ambiente

Il tutto da parte di un’azienda in continuo rinnovamento e che dopo aver ricevuto le più importanti certificazioni ISO del suo settore, ha investito le proprie risorse in un sistema di gesione a basso impatto ambientale.
Un esempio viene dalla tecnologia Relux, attraverso la quale si ottiene un prodotto di qualità da top di gamma pur impiegando prodotti a fine vita, con una speciale tecnica di smaltatura che sfrutta lampade fluorescenti.
L’ecobilancio tende nettamente al positivo perché vengono smaltite e riciclate materie prime, si riducono i consumi e si abbattono anche i costi di trasporto.
Il tutto si traduce in collezioni virtuose e sempre ricercate nello stile, che vi invitiamo ad ammirare proprio sul sito istituzionale Polis Ceramiche.

 

Mar 1, 2018
Christian

Ancora una volta… 4 assi per il tuo living!

Probabilmente inizierete a pensare che siamo degli incalliti giocatori di poker, perché abbiamo preso l’abitudine di presentarvi a gruppi di 4 proposte di interior design che di volta in volta ci incuriosiscono.
Quasi sempre riusciamo a mescolare gli stili, spesso ci dedichiamo alla zona living perché forse è quella in cui meglio si riesce ad esprimere le proprie velleità compositive, quando si lascia libero spazio alla fantasia!

Poltroncina Lehnstuhl

Secondo l’azienda austriaca Gebruder Thonet, è l’eredità a disegnare il futuro, e questa filosofia si traduce nella riproposizione in chiave moderna di modelli e progetti del passato, ma anche dell’adeguamento delle tecniche produttive.
La particolare tecnica di curvatura del legno messa a punto fin nel lontano 1800 dal capostipite di questa azienda Michael Thonet è oggi stata ristudiata e viene riproposta con ancora maggiore enfasi nel progetto Lehnstuhl, che Nigel Coates ha impreziosito di una nuova complessità progettuale. Il legno di faggio lavorato a vapore di questa lounge chair assume curvature ancora più morbide e sinuose, rispetto al progetto originario, per essere così ancora più accogliente. I
suoi braccioli ampi enfatizzano ed amplificano le sue forme generose, ma la nostra attenzione è stata catturata non tanto dalla proposta “originale” con seduta e schienale in paglia, quanto dalla versione imbottita e realizzata in collaborazione con l’azienda torinese Opificio, con ben 6 opzioni diverse in catalogo.
Solo a guardarla ispira sensazioni di relax per la sofficità della seduta e per la posizione che permette di assumere.

Lampada Sisifo di Artemide

Ci siamo infatti immaginati come assisi in trono su questa poltroncina e con un libro tra le mani, circondati da una luce soffusa e riposante che noi stessi abbiamo modulato nell’intensità a nostro piacimento.
La luce proveniva dalla lampada Sisifo disegnata e progettata da Scott Wilson per Artemide, uno strumento di illuminazione in grado di diffondere luce sempre morbida e confortevole (naturalmente a LED) grazie ai rilievi circolari sul diffusore studiati per renderla più omogenea.
Il tocco hi-tech sta proprio nell’interruttore a doppia funzione, basta tenerlo premuto per modulare l’intensità della luce!
Questa lampada ci ha fatto innamorare per la rigorosa precisione delle sue forme, perché combina in un progetto minimalista geometrie elementari quali il cilindro, il segmento, il cerchio. In più lo snodo sferico centrale permette di orientare a proprio piacimento la luce, e di concentrarla su punti più definiti o lasciarla dipanare su un piano di lavoro più ampio.

Pouf Fida di FendiCasa

A proposito, noi che amiamo la casa e gli oggetti che la arredano abbiamo anche un grande amico polifunzionale che si chiama pouf, ed è proprio su un pouf della linea Fida di FendiCasa che, mentre leggevamo in poltrona, abbiamo fantasticato di tenere poggiate e a portata di mano tutte le cose che ci venivano in mente: il cellulare, una tisana, una matita per appuntare una glossa sul nostro libro, e molto altro.
Non rinunceremmo mai ad un pouf perché è pratico, si sposta facilmente, appare e scompare quando si vuole, può fungere da seduta o da tavolino… la famiglia Fida è composta da 4 elementi in misure diverse, e tutti sono rivestiti in pelle.

Libreria Infinity di Flexform

Siamo arrivati al quarto passaggio: è il momento di alzarsi per andare a letto, e dove possiamo riporre il nostro libro se non in una libreria versatile ed intramontabile come Infinity di Antonio Citterio?
Il suo progetto ha oltre 10 anni eppure sa essere ancora estremamente attuale, merito questo della sua flessibilità: in piena coerenza con il marchio Flexform che la produce, e con la filosofia fatta di essenzialità del designer brianzolo, Infinity sa essere elegante nei suoi moduli squadrati e rettangolari componibili e sovrapponibili come si preferisce, con gli incastri effettuati tramite viti invisibili.

Nasce come libreria da muro ma è in effetti anche un progetto free-standing, per cui può fungere da parete divisoria, ma i suoi scaffali a giorno invitano ad un gioco di pieni e vuoti perché possono essere riempiti in qualsiasi modo si desideri, con libri, scatole, soprammobili e tutto ciò che la fantasia suggerisce e di cui amiamo circondarci.
Non tragga in inganno la semplicità della struttura, con Infinity arredare diventa un vero svago!

 

Feb 27, 2018
Christian

Il compensato: storia, caratteristiche e applicazioni

Dai meno attenti e critici viene erroneamente considerato un materiale povero, di scarso pregio, che non merita di essere destinato a lavorazioni eleganti o che, se proprio utilizzato, va coperto. Stiamo parlando del compensato, un materiale che sin dalla sua invenzione, a partire dalla metà del 1800, ha invece dispiegato subito caratteristiche di eclettismo che lo hanno reso indispensabile per architetti, ingegneri o designers che volessero sperimentare nuove tecniche o azzardare forme meno canoniche.

Non ha pertanto sempre bisogno di essere “nobilitato”, anzi: la sua particolare struttura a strati lo rende impareggiabile per la resa estetica di alcune specifiche lavorazioni che vedremo più avanti, ferma restando una malleabilità che lo fa assurgere a vero protagonista, per la facilità del suo taglio e intaglio in caso di strutture “provvisorie” o per le quali sia preponderante la sostanza, ovvero la capacità portante: si pensi alle scenografie di un teatro o a delle recinzioni.

Ma come si ottiene il compensato?

Ottenuto secondo un procedimento di taglio del legno “a fogli” che vengono poi incollati incrociando le venature, il compensato deve il suo nome proprio alla sua capacità di “compensare” le caratteristiche unidirezionali delle fibre del legno con il loro incrocio ortogonale, il che conferisce una resistenza uniforme alla tavola così prodotta. Tra le essenze sfruttate, troviamo legni quali la betulla, l’abete, il pioppo, ma anche quelle di maggior pregio quali il faggio, senza tralasciare che i più esterni e sottili pannelli possono essere applicati ricavandoli da legnami ancor più nobili quali il palissandro o il noce, per conferire al prodotto finito un’aura più aristocratica.
In questi casi il compensato si definisce impiallacciato.

A quali usi si presta il compensato?

Questo materiale con le sue qualità di leggerezza, resistenza e versatilità permette ancora oggi la creazione di oggetti dal design moderno ed apprezzatissimo che gli sono valsi un importante ruolo anche nella storia del design, con progetti sperimentali come nel caso della sedia DCM realizzata con un innovativo procedimento di stampaggio del compensato: Charles & Ray Eames hanno creato una vera famiglia di sedie con questa tecnica, modellando il legno in forme curve ed aggraziate che sono attualissime ancor oggi non solo per il comfort, ma anche per il fascino estetico.
Far assumere a questo legno le forme volute è stato un vero trionfo di tecnica che ha poi influito in maniera rilevante su tutto il mondo del design, al punto da rendere questa famiglia di sedie giocose, snelle e funzionali una delle più fortunate espressioni del design moderno degna di essere esposta al MoMA.

Un altro progetto degno di menzione e realizzato in compensato è la Poltrona 41 di Alvar Aalto, nota anche con il nome di Paimio e anch’essa esposta al MoMA per l’ingegnosità della sua struttura sagomata. Venne realizzata negli anni 30 del secolo scorso, dimostrando subito che con la sua resilienza il compensato poteva offrire nuovi orizzonti per creare un mobilio a misura d’uomo, caldo nelle sue essenze e di inedita bellezza.

In tempi più recenti, i fratelli Joni e David Steiner si sono imposti all’attenzione generale con il progetto Edie, un set completo di tavolini, sedie e sgabelli interamente composti da pannelli in compensato di grosso spessore che si incastrano tra loro senza giunti o viti per il fissaggio.

L’eclettismo del compensato si dimostra così uno dei pilastri su cui si poggia la scuola del design, e con la sua rivalutazione continua oggi ad essere sfruttato per progetti originali, leggeri e vincenti!

 

Feb 2, 2018
Christian

3 trucchi per arredare una cucina piccola

Quando chiacchieriamo tra noi della redazione di NonSoloArredo, spesso ci troviamo a discutere su una questione che per alcuni magari è di scarso rilievo, ma per chi ama l’interior design in tutte le sue anime è davvero cruciale!
Qual è l’ambiente di casa che meglio sa esprimere l’identità di chi la vive, comunicare passioni e gusto per la convivialità ed in alcuni casi persino fornire informazioni su stile di vita o inclinazioni?
Alcuni tra noi non hanno dubbi: è la cucina il cuore pulsante di una casa, specie con le ultime evoluzioni in fatto di tendenze per l’arredamento.

Come arredare una cucina piccola?

Queste tendenze purtroppo riescono a premiare solo alcuni “fortunati”, quelli che hanno tanti metri quadrati a disposizione e possono quindi permettersi un unico, grande open space. Quando la metratura invece è ridotta, c’è poco da fare e bisogna inventarsi qualcosa per conciliare la migliore personalizzazione e l’estetica con la massima e più efficiente funzionalità, al fine di sfruttare ogni centimetro ed in più riuscendo a far apparire lo spazio nel suo complesso più arioso.
Non servono trucchi di magia, è sufficiente in primo luogo dedicare grande attenzione alla scelta dei colori. Pareti e soffitti devono essere neutri o comunque chiarissimi, ed in una simile cornice andrà costruita una cucina animata da toni intensi e decisi, con colori vivaci il cui impatto visivo e contrasto cromatico faranno già tantissimo in termini di dinamismo e luminosità.

Il carrellino estraibile

Un altro trucco davvero eccezionale per l’ottimizzazione degli spazi è rappresentato dal carrellino estraibile con sovrapposto un piano di lavoro.
È un espediente che tanti marchi di cucine stanno oggi adottando e proponendo, sui ripiani del carrellino trovano posto vasetti, barattoli e tanto altro ancora per non occupare spazio vitale sui ripiani più a portata di mano, mentre il piano di lavoro aggiuntivo e a scomparsa vi regalerà quel surplus di funzionalità e praticità che quando siete all’opera troverete quasi “miracoloso”!

Progettare e costruire in verticale

Per finire, razionalizzare lo spazio a disposizione vuol dire anche sfruttarlo ovunque possibile. Le pareti libere e non occupate dai moduli e dai pensili della cucina sono perfette per accogliere ripiani a vista o mensole, dove andrà riposto tutto ciò che non teme la luce o la polvere. Ragionare in verticale trasformerà una cucina anche minuscola in un ambiente dalla filosofia vincente, perché non verrà trascurato nessuno spazio!

Gen 21, 2018
Christian

L’ultima immaginazione di Zaha Hadid

Il modo estraneo a consuetudini e convenzioni di interpretare la contemporaneità sempre sfoggiato da Zaha Hadid nelle sue creazioni rappresenta il lascito di questa artista che troppo presto ha lasciato il nostro mondo.
Certo, il suo stile poteva non piacere a tutti, ma non si può mettere in discussione la forte carica di personalità di cui ogni suo progetto è intriso, come evidente nel suo “testamento artistico“, la Shopping Mall di CityLife.

CityLife by Zaha Hadid

CityLife Shopping District © ph. Samuel Holzner

In questo nuovo quartiere di Milano sorto sulle ceneri dell’ex area Fiera trovano spazio in totale sinergia disegni e opere anche di altri architetti e forse la struttura dell’anglo-irachena, in questo gioco di incastri, è quella che possiede più magia di tutte sia a guardarla dall’alto che esplorandola negli interni.
È l’ultimo sguardo gettato sulla più attuale filosofia del vivere, complessa come il genere umano che accetta il progresso e ne mette in mostra le espressioni e le contraddizioni non solo intellettuali, ma anche tecnologiche.

Questo Mall include di tutto: un cinema con 7 sale, un’area commerciale, una dedicata alla ristorazione, spazio per il parcheggio di 5.000 auto: un architetto qualsiasi avrebbe disegnato qualcosa di aggressivo oppure di “sterile”, come un enorme cubo in cemento, Hadid invece ha giocato con gli incastri e con le sottrazioni come sua consuetudine per nascondere i supporti tecnici in una struttura a due piani che è di certo avveniristica ed enorme, ma raccolta su sé stessa e con giochi di intrecci che ne fanno un paesaggio di curve emozionanti, dove nulla è fine a sé stesso.

L’acciaio viene ingentilito dalle linee curve, il gioco lamellare in bambù all’interno è un delizioso dettaglio di armonia per il soffitto, tutto è in posizione strategica per ricordarci come e perché questo geniale architetto, venuta a mancare davvero troppo presto, non sarà mai abbastanza rimpianta.

Bellezza e magia compongono quest’ultima sua opera, in cui anche ciò che non si vede è parte integrante del progetto.

 

Gen 11, 2018
Christian

Scegliamo ancora 4 pezzi d’autore per il living

Chi ci legge e ci segue con continuità conosce molto bene alcune “trame” che periodicamente riproponiamo: accostare pezzi di design che compongano zone living di prestigio è una di queste, perché sappiamo benissimo che se i progetti hanno un’origine “certificata”, troveranno sempre il modo di essere in sintonia tra loro!

Madia Aylon di Minotti

Gli ultimi anni hanno attestato la rinascita di un mobile che sembrava essere caduto in disuso e che invece ha dimostrato di possedere ancora estrema vitalità, soprattutto per la composizione di una zona giorno più moderna e votata alla versatilità.
Parliamo della madia, o se preferite della credenza, quel tipo di mobile più o meno basso come nel caso del progetto Aylon, nato da un’intuizione di Rodolfo Dordoni messa a disposizione ancora una volta di Minotti.

Questo mobile contenitore ha saputo catturare la nostra attenzione per la sua capacità di mettere in accordo la produzione industriale con il sapere artigianale nella realizzazione di mobili.
È in particolare la sua versione Dining ad averci incuriositi, per il listelli in rovere massello che compongono la facciata delle ante ma anche per le loro cornici metalliche che aggiungono oltre a senso generale di robustezza quel tocco in più di hi-tech.
La tecnologia di spicco Minotti è poi “nascosta”, ma fa ben avvertire la sua presenza all’apertura delle ante stesse: la cerniera brevettata per creare un angolo di 190° è un vero surplus di funzionalità in una zona living contemporanea!
Una lavorazione così ricercata esalta la cultura del legno, perché viene sostenuta da dettagli sofisticati e realizzati con meticolosa cura, per tutte le diverse versioni che compongono la collezione Aylon.

Coffee Table Opera di Meritalia

Ancora la plasmabilità del legno, il materiale che meglio di ogni altro riesce ad assecondare progetti anche azzardati, è protagonista nel tavolino per la zona living che stiamo componendo pezzo dopo pezzo. Mario Bellini ha voluto che il suo coffee table Opera evocasse il fasciame delle imbarcazioni con le doghe curvate che sostengono il piano in cristallo: il tutto fa parte di una ben più ampia collezione di tavoli di diverse forme e misure anche molto più generose all’interno del catalogo Meritalia.
Il gioco di incastri previsto dall’architetto compone un effetto volutamente scultoreo, con in più la possibilità di esaltarlo o mitigarlo a seconda dei giochi cromatici messi a disposizione, anche se noi siamo decisamente orientati su una tonalità in legno naturale e senza eccessi, proprio per premiare tutta la sua bellezza.

Divano Atmos di Roche Bobois

Se Aylon e Opera fanno quasi a gara su quale dei due sintetizzi meglio il piacere dell’arredo in legno, li lasciamo alla disputa e scegliamo come divano un modello dalla struttura metallica bene in vista, volutamente minimal ma non di certo nel comfort. Gli elementi del divano Atmos di Manzoni e Tapinassi per il catalogo Roche Bobois sono molteplici da scegliere e combinare tra di loro per ottenere sempre la configurazione adatta ad ogni esigenza abitativa; seduta morbida e confortevole perché è un mix tra piuma e schiuma, con in più il pratico ed originale tavolino angolare, per un divano che abbraccia con sensazioni vellutate!

Poltroncina Goldie di Arketipo Firenze

Qualche ospite in più troverà altrettanto comfort sulle eclettiche poltroncine che completeranno il quadro di design e che sono state ideate dallo stesso duo di creativi Manzoni e Tapinassi ma stavolta per Arketipo Firenze. Noi preferiamo la poltroncina Goldie nella versione match, che abbina la pelle al tessuto, in quanto troviamo che sappia meglio valorizzare il suo prezioso design contemporaneo così ricco di dettagli.
La definiamo eclettica perché pur essendo pensata come poltroncina indipendente ed ideale per essere stand alone anche in un contesto più formale, la immaginiamo molto bene attorno ad un tavolo da pranzo.
È vero, le sue linee hanno qualcosa di vagamente vintage, ma la struttura nel suo complesso se resa dinamica dalla doppia tonalità la rende un perfetto complemento per un arredo cool!

 

 

Dic 23, 2017
Christian

Il problema della condensa e muffe sui muri di casa

Nelle abitazioni, che siano nuove o più vecchie, appare spesso il disturbante fenomeno della muffa sui muri, ed i fattori che portano a questo fenomeno sono diversi da tipologia di abitazione ad un’altra.
Mentre ad esempio il fenomeno della muffa sui muri in abitazioni recenti può derivare dai serramenti nuovi che impediscono la traspirazione della casa, in case vecchie il problema può essere legato ad altri fattori, come ad esempio delle murature che hanno le loro fondamenta interrate e di conseguenza l’acqua presente nel terreno penetra nelle murature in questione creando il fenomeno di risalita dell’umidità.
Non sono solo queste le cause imputabili alla muffa, ma anche i materiali usati ed il modo in cui questi sono stati usati per costruire l’abitazione interessata dai muri umidi.

Va da sé che in una abitazione la muffa è difficilmente ben accetta e pertanto sono richieste azioni per eliminarla e purtroppo per agire in modo definitivo occorrono certi sforzi anche e purtroppo di tipo finanziario.

La soluzione migliore e più semplice per evitare l’umidità sui muri sarebbe quella di considerare tale fenomeno già nel momento della creazione dell’abitazione, invece di aspettare che questa compaia improvvisamente in casa con tutto il disturbo relativo per eliminarla.
Oltre alle iniziali macchie poi si presenta la fioritura dell’intonaco e la disgregazione di questo, quando si arriva a ciò si è aspettato troppo tempo.
Può sembrare la scoperta dell’acqua calda ma fondamentalmente se le pareti interessate alla possibile formazione dell’umidità di risalita avessero un livello di traspirazione adeguato, tale fenomeno non si verificherebbe.

Sicuramente non è molto probabile o pratico che un futuro acquirente di abitazione vada sul luogo di costruzione mentre i lavori edili sono ancora in corso e si raccomandasse con gli operai di fare tutte le necessarie azioni affinché la muffa non si presenti.Teoricamente però questa potrebbe essere una buona soluzione.

Una soluzione applicabile da tutti

Se queste sono le soluzioni ottimali ne esiste una facilmente applicabile da tutti, ovvero l’areazione degli ambienti da praticare quotidianamente in tutte le stagioni e possibilmente in tutti gli ambienti.
Sicuramente aree in cui è obbligatorio fare tale azione sono il bagno, la cucina e la camera da letto.
In cucina potrebbe essere presente la cappa aspirante e in tale caso l’obbligatorietà del suo uso dovrebbe essere nei momenti in cui si cucina, che presentano appunto i maggiori momenti di creazione di vapore acqueo in tali ambienti.

Non che la cucina sia l’unica area il cui si può verificare tale fenomeno, la doccia o la vasca da bagno quando usate ne provocano ulteriormente lo sviluppo e lo stesso dicasi della camera da letto, dove il respiro magari associato al calore dell’area causano sempre lo sviluppo del vapore acqueo.
Non è certo da trascurare la pratica tipicamente invernale di porre i panni bagnati sul calorifero, in modo che si asciughino il prima possibile, il che contribuisce certo al formarsi dell’ormai famoso e famigerato vapore acqueo.

Il riscaldamento dell’ambiente gioca anche un certo ruolo in questi fenomeni, e non è certo infrequente nel caso di un mobile piazzato a diretto contatto con un muro, spostarlo e trovarci poi la muffa dietro, anche questo contatto diretto tra superfici la può creare, e il danno in questo caso può essere duplice, può riguardare sia il muro che il mobile.
Fondamentalmente tale fenomeno non sarebbe cosi dannoso se venisse prontamente eliminato, invece questo va finire sui muri si crea la condensa e da qui nasce l’umidità di risalita, specialmente se i muri non hanno la capacità di traspirare a sufficienza.

Quello che poi succede con lo svilupparsi dell’umidità sono la condensa sui muri, lo sviluppo di funghi, intonaco rovinato e idem per il legno, mancanza di isolamento della muratura o riduzione del suo potere e la fioritura dell’intonaco.
Tali fenomeni sono derivanti generalmente da una combinazione di situazioni relative all’ambiente che riguardano sia l’esterno che l’interno dell’abitazione. Il discorso precedente riguardante la creazione della casa alle origini, cioè i materiali usati ed il modo in cui questi sono stati usati per costruire l’abitazione, è pienamente in vigore.

Il discorso su questi e sulle modalità di riscaldamento potrebbe tranquillamente generare vari altri articoli sulle corrette modalità di uso e applicazione, che però quando ci si trova la muffa in casa hanno ormai solo un valore teorico.

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ottobre: 2018
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