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    L’ultima immaginazione di Zaha Hadid

    Il modo estraneo a consuetudini e convenzioni di interpretare la contemporaneità sempre sfoggiato da Zaha Hadid nelle sue creazioni rappresenta il lascito di questa artista che troppo presto ha lasciato il nostro mondo.
    Certo, il suo stile poteva non piacere a tutti, ma non si può mettere in discussione la forte carica di personalità di cui ogni suo progetto è intriso, come evidente nel suo “testamento artistico“, la Shopping Mall di CityLife.

    CityLife by Zaha Hadid
    CityLife Shopping District © ph. Samuel Holzner

    In questo nuovo quartiere di Milano sorto sulle ceneri dell’ex area Fiera trovano spazio in totale sinergia disegni e opere anche di altri architetti e forse la struttura dell’anglo-irachena, in questo gioco di incastri, è quella che possiede più magia di tutte sia a guardarla dall’alto che esplorandola negli interni.
    È l’ultimo sguardo gettato sulla più attuale filosofia del vivere, complessa come il genere umano che accetta il progresso e ne mette in mostra le espressioni e le contraddizioni non solo intellettuali, ma anche tecnologiche.

    Questo Mall include di tutto: un cinema con 7 sale, un’area commerciale, una dedicata alla ristorazione, spazio per il parcheggio di 5.000 auto: un architetto qualsiasi avrebbe disegnato qualcosa di aggressivo oppure di “sterile”, come un enorme cubo in cemento, Hadid invece ha giocato con gli incastri e con le sottrazioni come sua consuetudine per nascondere i supporti tecnici in una struttura a due piani che è di certo avveniristica ed enorme, ma raccolta su sé stessa e con giochi di intrecci che ne fanno un paesaggio di curve emozionanti, dove nulla è fine a sé stesso.

    L’acciaio viene ingentilito dalle linee curve, il gioco lamellare in bambù all’interno è un delizioso dettaglio di armonia per il soffitto, tutto è in posizione strategica per ricordarci come e perché questo geniale architetto, venuta a mancare davvero troppo presto, non sarà mai abbastanza rimpianta.

    Bellezza e magia compongono quest’ultima sua opera, in cui anche ciò che non si vede è parte integrante del progetto.

     

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    Il nostro tributo a Zaha Hadid, la regina delle archistar

    Il 2016 è stato un anno ricco di novità ed eventi per l’interior design, ma è stato contrassegnato anche da un triste evento: lo scorso marzo ci ha infatti lasciati Zaha Hadid, architetto, designer e progettista di origine irachena che è stata definita da molti “la donna che ha disegnato il futuro”.

    La sua figura è un indelebile simbolo non solo dell’architettura e del design, ma della cultura contemporanea nel suo insieme: basti pensare che è stata la prima donna a ricevere il Premio Pritzker, e che la rivista Time l’ha inserita nel 2010 tra le 100 personalità più influenti al mondo.
    La sua interpretazione dell’architettura è stata poliedrica e multiforme, in virtù delle sue idee molto poco convenzionali ed in aperta rivolta contro l’ortogonalità e gli schemi prefissati e precostituiti, che le derivavano dalla profonda convinzione che “l’architettura deve offrire piacere”: noi di NonSoloArredo non abbiamo mai nascosto la nostra predilezione per una filosofia più improntata al “Form Follows Function“, tuttavia nel caso di Zaha Hadid, per le emozioni che ha sempre suscitato e saputo comunicare con i suoi progetti, è doveroso fare un’eccezione.

    Vitra Fire Station Germania

    Per Zaha l’architettura è sempre stato un ambito nel quale proporre progetti innovativi e spettacolari, ricercando lo stupore, con pochissimi angoli retti e molte pareti oblique, come la Vitra Fire Station in Germania, oggi uno spazio espositivo, o il meraviglioso Aquatic Center progettato per le Olimpiadi di Londra del 2012.

    London Aquatics Center

    Questi sono solo due delle sue creazioni che hanno stupito il mondo, ma per il nostro omaggio alla donna che ha cambiato il modo di concepire lo spazio ci vogliamo dilungare sulla più importante delle due opere italiane, il MAXXI. Museo delle Arti del Ventunesimo Secolo. La sua realizzazione l’ha tenuta impegnata tra il 1999 ed il 2010, data dell’inaugurazione di questo campus urbano polifunzionale nel quartiere Flaminio di Roma che comprende un museo d’arte ed il primo museo italiano espressamente dedicato all’architettura. Il suo progetto è stato in grado di inserirsi ed integrarsi nel tessuto urbano circostante, ed è sbalorditivo per i suoi volumi monumentali ed innovativi.

    Museo MAXXI, Quartiere Flaminio, Roma

    Le idee di Zaha Hadid non sono state mai pura apparenza senza canoni, o manierismi di un architetto che ambisse solo andare contro corrente: ha rischiato con i suoi codici condivisi da ben pochi colleghi, ed ha vinto, lasciando indelebili tracce di sé ed una grande eredità fatta di segni forti a tutto il XXI secolo.

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    Da Weitzman il trionfo dell’architettura fluida

    Rendere un marchio inequivocabilmente riconoscibile anche sfruttando elementi o concetti comuni all’interno degli store monomarca è uno dei più redditizi stratagemmi non solo in fatto di vendite, fattore di certo preponderante quanto a rilevanza, ma anche per ottenere consensi e cospicui ritorni d’immagine fondamentali per l’autorevolezza del marchio.
    Così, collegare indissolubilmente un determinato concept ai propri store oltre che ai prodotti è diventato l’obiettivo anche dello stilista Stuart Weitzman, che per il suo store di Milano si è affidato alle sapienti mani e matite dell’architetto/designer forse più creativo e famoso tra le nuove leve, almeno considerando coloro che risentono degli influssi e dei richiami del Mediterraneo, come Zaha Hadid.

    L’alta moda è infatti sempre più connessa alle star dell’architettura, quelle che posseggono le necessarie chiavi di interpretazione per fondere funzionalità ed estetica con risultati sorprendenti, come questo concept in cui si ritrovano elementi peculiari che saranno riprodotti nelle successive boutique un po’ in tutto il mondo, portando anche in altri continenti gli elementi di arredo negozi dai contorni fluidi e che sembrano quasi liquidi pensati da Hadid.
    I materiali scelti sono i più all’avanguardia, ed ammantano tutto l’ambiente di un’atmosfera hi-tech, fatta di display che si trasformano in sedute e di una serie di moduli interscambiabili il cui scopo è proprio essere adattabili a tutte le sedi.

    Gli interni di pregio sono così suddivisi in tante sezioni dalle linee morbide, tutte perfette per incarnare lo stile di Weitzman e dei suoi seducenti stivali, 280 metri quadri in cui materia e geometria si fondono in un trionfo di ergonomia architettonica.

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