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    Un loft di Brooklyn con vista mozzafiato

    Il punto di partenza per il loft che esploriamo oggi è stata una classicissima tabula rasa: un edificio industriale dismesso che è stato trasformato da laboratorio in palazzo residenziale.
    In questo appartamento la padrona di casa ha voluto mantenere ben evidente l’origine dello spazio in cui ha scelto di vivere, lasciando intatte le lastre in cemento sul pavimento che sono state sottoposte solo ad un lavoro di resinatura, mentre alle pareti troviamo piastrelle il cui gres ha un gradevole effetto da metallo ossidato, che richiama lo stesso tema “industrial“.

    I materiali e le caratteristiche originarie sono stati rispettati grazie all’intervento dell’architetto Skip Boling, rinomato proprio perché le sue progettazioni rispettano il vissuto e l’esistente e lo riqualificano, anche secondo dei ferrei principi di bio-compatibilità; inoltre, Boling è famoso anche per il ruolo primario che assegna alla vivibilità di un ambiente, nel quale tende sempre a ricreare atmosfere confortevoli grazie alla sua tecnica architettonica ma al tempo stesso molto gradevoli all’occhio.
    L’eclettismo di questo appartamento in cui al già citato industrial si affianca uno stile volutamente minimal è enfatizzato anche dall’arredamento, quasi tutto proveniente da mercatini e negozi di usato di New York: oggetti essi stessi “vivi” e vissuti, con una storia ben precisa.
    C’è un piccolo grande dettaglio di cui ancora non vi abbiamo parlato: il loft, posizionato al decimo piano di questo edificio di Brooklyn, gode di un panorama unico ed invidiabile, un vero valore aggiunto, perché affaccia sul Lower East Side di Manhattan con vista sul ponte di Williamsburg!

    E voi? A queste condizioni, per ottenere una simile inestimabile vista vi sobbarchereste tutto l’impegno per progettare ed allestire un appartamento così laborioso ed inusuale?

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    La Mela si sposta verso il centro città

    Gli Apple Store diffusi in tutto il mondo possono essere definiti dei negozi fotocopia, al punto che il loro design è stato brevettato dal marchio proprio all’inizio del 2013. La loro struttura architettonica è sempre quella, riconoscibilissima, che possiamo ritrovare nel più celebre, quello della 5th Avenue di Manhattan, e che è stata via via replicata in tutto il mondo in ben 14 paesi, da Shangai a Parigi: mobili in legno, un grande tavolo rettangolare che occupa la sala, e pavimenti in pietra serena.

    Questo stesso concept arriverà alla fine del prossimo anno anche al centro di Roma, proseguendo quindi nella strategia volta a spostare gli Apple Store in Italia dai centri commerciali spesso troppo fuori mano al cuore delle città, nei centri storici, come avvenuto due anni fa a Bologna e come confermato dai lavori in corso nella Capitale in Palazzo Marignoli, in prossimità di Via del Corso, per uno store su due piani di ben 2500 metri quadrati.
    Un tratto caratteristico dell’allestimento di questi punti vendita è la necessità per gli avventori di spostare i computer per poterli usare e testare: l’intento è proprio quello di costringere a diventare consapevoli del peso e della maneggevolezza dei diversi device.
    È possibile usarli, testarli, anche stressarli, senza che nessun assillante commesso chieda se serve aiuto: il loro intervento si limita al momento in cui viene richiesta una consulenza.
    Altro tratto caratteristico di questi store è la presenza dei Genius Bar, spazi espressamente dedicati all’assistenza ed alle riparazioni.

    A Roma sembra che non sarà riprodotto il grande cubo di vetro che personalizza lo store di New York, ma siamo certi che tantissimi appassionati saranno pronti a celebrare l’evento della sua apertura mettendosi in fila già dalla notte e prendendolo d’assalto, come accaduto altrove: sta qui il segreto di un marchio che focalizza tanta attenzione da parte degli irriducibili della mela morsicata da fatturare nei suoi 400 punti vendita mondiali la bellezza di 16 miliardi di dollari l’anno.

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    A New York le cabine telefoniche del futuro

    Un pezzo di storia di New York si prepara ad andare in pensione nel 2014: 11 mila cabine telefoniche, spesso protagoniste della vita quotidiana ed anche dei film girati nella Grande Mela verranno infatti dismesse, essendo diventate obsolete nell’epoca dei cellulari e degli smartphone.
    Il sindaco Bloomberg ha così deciso di rinnovare l’arredo urbano della città indicendo un concorso volto a raccogliere proposte e soluzioni: i prototipi che la giuria ha visto recapitarsi da parte dei migliori designer statunitensi sono stati oltre 100, e difficile è stato selezionarne appena 6 da mandare poi alla sfida finale per decretare il modello scelto, svoltasi sulla pagina ufficiale Facebook del comune di NY.

    I 6 finalisti hanno primeggiato nelle categorie creatività, visual design, impatto sulla comunità, funzionalità e connettività: alla fine l’ha spuntata il NYFi progettato dalla Sage and Coombe Architects, pensato come una colonna di circa 3 metri di altezza con un gigantesco touchscreen al centro, che tra le caratteristiche si segnala per la polifunzionalità.
    NYFi non è infatti solo un semplice telefono, tra l’altro in modalità free phone, il che manda in soffitta anche il concetto di pay phone; è collegamento Wi-Fi gratuito, stazione meteorologica, distributore di biglietti della metro, mappa digitale ed altro ancora.

    Tutti i progetti finalisti in realtà hanno degli aspetti interessanti, ma quello che ha particolarmente entusiasmato Bloomberg è la possibilità di impatto zero, ovvero l’autoalimentazione grazie alla luce solare.
    I newyorkesi sono ansiosi di accogliere questa grande novità tra le loro strade, una sfida che proietta una volta di più la metropoli nel futuro!

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