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    L’Adi promuove il design che migliora il mondo

    Se ami l’interior design hai una sorta di rito periodico al quale non puoi rinunciare, un tuffo tra le pagine dell’Adi Index del quale abbiamo già sottolineato qualche tempo fa l’importanza, perché oltre a raccogliere una selezione di tutti i migliori progetti dell’anno funge anche, per quelli inclusi, da automatica nomination per il premio di design più importante in Italia, il Compasso d’Oro.

    L’Adi Index vuole essere una riflessione sul design stesso, perché i progetti che ne fanno parte possono riscuotere più o meno successo da parte del grande pubblico ma sono in ogni caso attentamente selezionati secondo criteri di chi al design, in primo luogo, vuole davvero bene, ed ama vederlo crescere ed evolversi.
    Gli stilatori hanno saputo tenersi al passo con i tempi che cambiano e le necessità di un modo che deve guardare con crescente attenzione all’impatto ambientale di quasi ogni operazione industriale: per questo motivo è nata la nuova categoria, riservata al design per il sociale, quello eticamente sostenibile anche in considerazione di costi e dispendio di energia dei processi produttivi.

    Ciò che apprezziamo maggiormente dell’iniziativa dell’Adi è il suo desiderio di modificare in meglio il mondo, rendendolo un luogo più felice e dove la qualità della vita cresca: per questo non vengono puntati i riflettori su progetti la cui creatività è solo formale e che portino la sola estetica fine a sé stessa in primo piano, ma su qualcosa che voglia costruire un futuro migliore.
    Se ci seguite sapete già che per noi il concetto “Form Follows Function” è un valore fondamentale!

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    Quando Bracciodiferro sfidò il design

    Scardinare la logica del design e dell’arredamento di interni può sembrare un’attività di gran moda nel terzo millennio, stante la continua proposta di pezzi unici artigianali ed a volte sperimentali, tuttavia una mostra itinerante che ha avuto una sua prima tappa a Milano presso la Biblioteca di Santa Maria Incoronata vuole ricordarci che già negli anni ’70 un gruppo di creativi italiani ebbe delle idee di questo tenore, mettendo insieme le loro capacità per fondare l’azienda Bracciodiferro.
    Gaetano Pesce e Cesare Cassina furono tra i soci fondatori, mentre Alessandro Mendini aggiunse in un secondo momento i suoi contributi.

    Il concetto di partenza era semplice, si volevano realizzare oggetti che fossero stabili ed immutabili e che restituissero il principio di durevolezza nel tempo, realizzandoli quindi con materiali pesanti e resistenti.
    Scopo degli oggetti realizzati non è mai stato quello di assolvere specifiche funzioni, ma molto più prosaicamente l’intento era quello di spiazzare e fare soltanto scena. La negazione assoluta del “Form Follows Function” quindi, con la creazione di progetti di finto arredo o se si vuole di non-arredo: tutti concetti esplicitati chiaramente anche nei comunicati stampa dell’epoca, raccolti e riproposti insieme ad un imponente repertorio fotografico nel catalogo della mostra itinerante edito da Silvana.

    È la prima volta che tale arredo scenico viene raccolto in una esposizione aperta al pubblico, e la decontestualizzazione dei singoli oggetti posti negli ambienti col chiaro intento di sconvolgerli è felicemente riassunta dalla lampada Moloch, eletta manifesto iconico di tutta la mostra. È infatti semplice intuire la sensazione di spiazzamento di chi si trovi di fronte una struttura che, ricalcata sulle forme una lampada da tavolo, è però di dimensioni colossali come suggerisce il nome stesso; ma anche elementi come la scrivania Arca o la serie di tavoli e sedute Golgotha, con i loro dichiarati riferimenti al vecchio testamento, vogliono risvegliare un senso di pathos suggerendo un uso spirituale e non materiale dell’oggetto stesso.
    Non si può poi dimenticare il tavolino Voragine di Mendini, con la sua crepa che lo rende inutilizzabile ma che spara davanti agli occhi l’idea delal rottura della crosta terrestre.

    Più che di design, ci sembra quasi di parlare  di installazioni di arte contemporanea, in cui il concetto che l’opera vuole suggerire è più importante dell’opera stessa o della sua bellezza; sta di fatto che uno dei padri del progetto Bracciodiferro, Cesare Cassina, è attivo ancor oggi nel settore dell’architettura d’interni con la sua ben nota azienda, e siamo certi che tante idee fortunate alle quali è pervenuto ai giorni d’oggi gettino le radici in questi prodotti di test degli anni ’70.

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