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Mag 7, 2021
Christian

Cos’è il pellet prestagionale e perché fa risparmiare

Uno dei migliori trucchi per risparmiare, ed anche in maniera consistente, quando si ha in casa una stufa a pellet è quello di acquistare il cosiddetto pellet prestagionale.
Riscaldare con questo tipo di combustibile il tuo ambiente e la tua casa è sempre una scelta vantaggiosa ed ecologica, ma se lo farai con il pellet prestagionale potrai spendere ancora meno, a patto che tu non perda di vista alcuni aspetti chiave soltanto per rincorrere il risparmio a qualsiasi costo.

Offerte pellet prestagionale

Come scegliere il pellet prestagionale

Quando si parla di pellet, infatti, la sua qualità e le modalità con le quali è ottenuto e conservato sono un fattore da non trascurare mai perché ne va della tua stessa salute e non solo dell’efficienza del sistema di riscaldamento a pellet.
Vediamo insieme come orientarsi tra le diverse e numerose offerte di pellet prestagionale che di certo ti è capitato di incontrare su dei cartelloni pubblicitari in giro per strada oppure navigando sul web.

Tipologie di pellet e prezzi

Il cosiddetto pellet prestagionale, a differenza del pellet classico e “di stagione”, è quel particolare tipo di pellet che i produttori ma soprattutto i rivenditori propongono alla clientela in un periodo in cui non ne hanno bisogno e per invogliarli all’acquisto viene offerto a prezzi fortemente scontati. Di norma si considera fuori stagione per il pellet il periodo che va da aprile a settembre, e durante questi mesi potreste trovarvi di fronte occasioni di prezzi che devono però essere valutate con estrema attenzione, avendo la certezza di cosa si sta comprando.

Come acquistare pellet prestagionale

L’acquisto del pellet prestagionale consente di risparmiare, e su questo siamo tutti d’accordo, ma siamo certi che la qualità del pellet che stiamo andando ad acquistare perché invogliati da un prezzo super sia a prova di certificazione?
Probabilmente è proprio questo il momento in cui conviene tenere gli occhi maggiormente aperti!
Se hai una stufa a pellet sai già molto bene a cosa stiamo facendo riferimento: i tre parametri basilari che identificano un buon pellet e lo distinguono da uno scadente e assolutamente da evitare sono

  • Potere calorifico
  • Umidità
  • Ceneri

in particolare, le ceneri devono dimostrare valori inferiori all’1% per evitare di intasare il bruciatore o di rendere necessaria una pulizia molto più frequente; quanto all’umidità, invece, il pellet che andremo ad acquistare non deve avere un valore superiore al 10%, perché ciò può condizionare il suo potere calorifico.
La stessa scrupolosa attenzione deve essere riservata alla compattezza del pellet che ci accingiamo a comprare perché spinti da un prezzo promozionale. Un pellet poco compatto è infatti difficile da movimentare, ma crea anche problemi nella combustione.
Resta ferma la assoluta esigenza di rivolgersi solo a pellet certificato ENplus e con una provenienza certa.

Certificazione ENplus e classi di pellet

In base alla certificazione ENplus, il pellet si può suddividere in tre distinte categorie, e ti deve offrire il più basso residuo possibile di ceneri.
A1 – ottimo pellet, che offre un residuo di ceneri derivanti da combustione inferiore allo 0,7%
A2 – pellet medio, con un residuo di ceneri che può arrivare all’1,5%
B – pellet scadente, destinato soprattutto agli usi industriali e che non ti riguarda quindi per il riscaldamento domestico: il suo residuo può toccare addirittura il 3%.

Come conservare il pellet

Il pellet ha bisogno di essere conservato nella maniera più appropriata per mantenere invariate nel tempo le sue caratteristiche, le proprietà e le sue qualità: per il suo stivaggio devono essere scelti luoghi sempre asciutti e ben ventilati, perfettamente isolati da fonti di umidità.
Lo stesso principio deve valere anche per i rivenditori, i quali per offrire un prodotto valido devono osservare queste poche scrupolose norme, stoccando il pellet in maniera idonea.
Controlla bene i sacchi prima di acquistarli, è sufficiente un esame visivo e fisico perché la presenza di troppa segatura o di pellet sbriciolato indica che non sei di fronte a un buon prodotto.
Se ne hai la possibilità, inoltre, testa i cilindretti manualmente, perché devono presentarsi con una forma abbastanza regolare e non devono risultare troppo rigidi nel tentativo di spezzarli.
Non lasciarti infine ingannare dal colore, perché il mito della qualità del pellet che dipende da questo fattore deve essere sfatato.

Apr 24, 2021
Christian

Ogni quanto tempo è consigliabile cambiare il materasso?

Ai fini della qualità del sonno, nonostante questa sia influenzata da numerosi fattori anche psicologici e legati allo stress accumulato durante la giornata, non si può però sottovalutare il ruolo del materasso, ovvero il supporto principe insieme al letto.
La vita media di un materasso di buona qualità e realizzato con materiali validi è all’incirca di 10 anni: utilizzarlo per un periodo maggiore non è solo sconsigliato, ma è anche controproducente per la salute, e conduce inevitabilmente a disturbi del sonno ed altri fastidi.

Perché cambiare il materasso?

I motivi per i quali il tuo materasso non è eterno ma deve periodicamente essere cambiato anche se te ne prendi cura con la corretta manutenzione sono di due categorie: quelle funzionali e quelle igieniche. Analizziamo entrambi questi aspetti nel dettaglio.

Il deterioramento dei materassi

Per quanto siano progettati per durare a lungo e realizzati con i migliori materiali, tutti i materassi tendono a lungo andare a deteriorarsi ed usurarsi, perdendo le loro funzionalità con una deformazione del tutto comprensibile.
A quel punto, non sono più in grado di sostenere nella maniera corretta le spalle, la schiena, il collo, tutte quelle zone del corpo che invece hanno bisogno di un supporto appropriato e specifico, e a lungo andare ciò può causare disagi, problemi articolari e fastidi muscolari.

I fattori igienici per il cambio del materasso

Durante la notte il nostro organismo suda, perde piccole scaglie di pelle, lascia insomma i suoi residui; per quanto si presti attenzione al corretto arieggiamento della stanza da letto, ad un frequente cambio di lenzuola e ad un’accurata pulizia periodica dello stesso materasso, è inevitabile che nel tempo si accumulino batteri, polvere e soprattutto i temuti e odiati acari della polvere, tra le principali cause di allergia.
Va detto che i materassi più all’avanguardia e realizzati in materiali innovativi come la schiuma di poliuretano oppure il lattice offrono un ambiente più ostile a questo tipo di accumuli, come testimonia anche questo articolo che parla proprio dei benefici dei materassi in memory foam e nel quale viene chiarito come la migliore e più accentuata traspirazione di questo materiale protegga dai pericolosi accumuli.

Come scegliere il nuovo materasso

Una volta stabilito che il materasso è da cambiare, è importante sapere che proprio il web può rappresentare una preziosa risorsa e una fonte di informazioni per orientarsi su un nuovo modello più adatto alle proprie esigenze e alle proprie caratteristiche. Potrai documentarti sulle differenti soluzioni offerte oggi da un settore merceologico in continua innovazione e comprendere le caratteristiche principali che dovranno guidarti nella decisione d’acquisto.
Non esiste infatti il materasso perfetto in assoluto, ma di certo esiste quello che meglio di ogni altro asseconda la tua fisiologia ed è più idoneo alle tue abitudini notturne e caratteristiche fisiologiche, ed è questo il metodo migliore per accrescere la qualità del tuo sonno.

Mar 31, 2021
Christian

Dipingere le pareti di casa: come scegliere i colori giusti

Scopriamo insieme come scegliere i colori di una casa, a cominciare dagli ambienti interni. Il colore predominante di una casa rispecchia in pieno la personalità di chi la abita, inoltre è determinante nella scelta dello stile che si vuole adottare ed è fondamentale per creare l‘atmosfera giusta.
Prima di tutto sarà necessario distinguere tra i colori da utilizzare per le pareti interne e le facciate esterne, in nessun modo i primi dovranno essere abbinati ai secondi; il secondo passo è quello di considerare gli spazi delle stanze della vostra casa, i colori scelti non dovranno entrare in conflitto tra loro.

L’importanza dell’illuminazione

Prima di scegliere il colore dovrete tener conto dell’illuminazione delle stanze, per gli spazi piccoli e poco illuminati consigliamo nuances neutre, e perlopiù chiare, che renderanno gli spazi più grandi e ariosi; piuttosto che nuances scure, le quali tenderanno a scurire troppo l’ambiente, finendo anche con il renderlo più piccolo e buio. Se le camere invece sono grandi e ben illuminate allora via libera all’uso di colori più caldi e scuri. Ricordiamo anche che possiamo colorare le nostre stanze con elementi tessili d’arredo, con i quali possiamo osare anche sfumature molto forti.

Attenzione alla cromoterapia

Oltre a fattori puramente pratici, è necessario tener da conto la percezione umana dei colori e del significato degli stessi, il che significa che ogni stanza deve essere abbinata alle sensazioni che i colori trasmettono. Per scegliere un colore adatto ad una stanza, dovrete prima pensare a cosa vorreste trasmettere. Se l’intenzione è quella di offrire tranquillità, scommetterete sui colori come il bianco, il blu, il celeste e qualche tonalità di verde. L’arancione è un colore che incoraggia la comunicazione e la creatività, il giallo e il turchese sono perfetti per illuminare uno spazio neutro.

Lo stesso colore può trasmettere sensazioni diverse all’ambiente, e questo varia a seconda del modo in cui verrà applicato. Il colore nero, ad esempio, se utilizzato su una parete posteriore per la TV in una sala home theater, la metterà in risalto conferendogli l’aspetto di un vero cinema. Lo stesso colore su una parete della sala da pranzo renderebbe l’atmosfera pesante.

Scelta dei prodotti da utilizzare

Per quanto riguarda smalti e pitture di qualità, esistono moltissime opzioni sul mercato, le vernici infatti variano per consistenza e finitura. Gli smalti inglesi, come ad esempio quelli del rinomato marchio Farrow & Ball, risultano essere molto ricchi di pigmenti e si distinguono, in confronto ai competitor, per una finezza e un’intensità senza eguali. I colori Farrow & Ball inoltre possono essere utilizzati sia per ambienti interni, che per ambienti esterni, finiture in legno, arredi, etc.
Vale la pena ricordare, però, che indipendentemente dalla vernice utilizzata, è fondamentale che la superficie sia ben preparata, perché non servirà a niente acquistare il miglior prodotto se la vostra parete è compromessa da imperfezioni.

 

Il colore giusto per ogni camera

Prima di iniziare a cercare il colore ideale per gli ambienti della vostra casa, è importante definire i possibili utilizzi di ciascuno.

Per un soggiorno, ad esempio, vi piacerà l’idea di trasmettere comfort, la sala da pranzo invece si presta ad essere un ambiente più sofisticato. La cucina deve essere invece allegra e vivace, possiamo pensare ad una parte gialla, o una parete rossa, colori particolarmente vibranti da accostare a sfumature più neutre per non appesantire l’ambiente.

Naturalmente i toni neutri funzionano bene per tutte queste situazioni, ma optare per colori più forti può aggiungere più personalità alle stanze.

Per quanto riguarda le camere da letto, trattandosi di ambienti che devono favorire il sonno e il relax, è importante scegliere colori come il blu, il bianco che trasmette un senso di pace o anche il color pesca delicato e rasserenante.

Nella scelta dei colori della stanza da bagno invece le palette consigliate sono quelle che trasmettono pulizia e freschezza, per cui via libera ai toni del bianco, ai toni del verde, e perché no anche ai toni del rosa nelle sfumature più neutre come il cipria.

Lasciatevi ispirare dalle tendenze

Molte persone cercano ispirazione nelle tendenze del momento, nelle nuances che Pantone elegge a colore dell’anno, ma è necessario essere consapevoli che non sempre quello che ci piace oggi, ci piacerà per sempre, o per lo meno per lungo tempo. Date un’occhiata alle proposte annuali e scegliete solamente quelle sfumature, quei colori che per voi hanno realmente valore e significato.

Ponderate con calma le vostre scelte, scegliere di rinnovare i colori delle pareti della propria casa richiede studio e pazienza affinché si possano ottenere i migliori risultati, esenti da pentimenti dell’ultima ora.

Feb 28, 2021
Christian

Consigli per l’impermeabilizzazione in edilizia

I lavori di impermeabilizzazione e protezione sono tra i più delicati tra quello che si compiono in fase di ristrutturazione di casa. Ci sono infatti alcuni aspetti tecnici da conoscere prima di avventurarsi in questo tipo di ripristini, e se per un “profano” del settore ci sono dei termini a volte più difficili da comprendere, noi stiamo per fornirti una guida per la migliore impermeabilizzazione di tutti i supporti.

Ci sono infatti alcuni passaggi che devono necessariamente essere seguiti per raggiungere un buon risultato ed ottenere una corretta impermeabilizzazione, e li andremo ad analizzare singolarmente per capirne di più ed anche per “collaborare” con l’eventuale tecnico professionista al quale è stato commissionato il lavoro.

Identificare la causa del problema

Prima di qualsiasi tipo di intervento e prima di prendere qualsiasi decisione su tecniche o supporti da utilizzare se si rende necessaria l’impermeabilizzazione bisogna capire da dove ha origine il problema, ossia che cosa scateni le eventuali infiltrazioni o l’accumulo di umidità. Per questo secondo inconveniente, potrebbe esserti utile anche questo nostro approfondimento su come risolvere il problema dell’umidità negli interni.

Una macchia sulle pareti, un’infiltrazione da una terrazza o altri danni causati dall’acqua non dipendono solo da cause esterne o da difetti strutturali, non sempre almeno. È infatti possibile che sia in atto un più “banale” processo di condensa, ossia un fattore interno dovuto all’eccesso di vapore che va a condensarsi sulle parti più fredde delle pareti. Comprendere questa origine dopo un’analisi effettuata da un occhio attento e da mani esperte aiuterà anche nella scelta della soluzione più idonea.

Scegliere la soluzione per impermeabilizzare

Una volta individuata la causa dell’infiltrazione o dell’accumulo di acqua, il tecnico avrà un quadro più chiaro per decidere quale sia la più corretta modalità di intervento e quali prodotti utilizzare. Le opzioni disponibili sul mercato, quelle più diffuse, vanno dalle membrane agli impregnanti passando per i sottofondi oppure per i semplici additivi: è il singolo caso in esame a stabilire a quale risorsa attingere, ricordando sempre che gli edifici devono essere sì protetti, ma hanno anche bisogno di respirare per cui deve essere garantita la traspirabilità. Qui puoi trovare una guida per scoprire come ottenere la corretta traspirazione in edilizia.

Impermeabilizzazione dei tetti

Le generali linee guida prevedono nel caso di impermeabilizzazione di tetti l’uso di guaine liquide o di membrane perché la provenienza dall’alto dell’infiltrazione necessita di una barriera ad alte prestazioni e che in questo caso può anche tenere in minore considerazione la traspirazione.

Impermeabilizzazione di facciate esterne

Per impermeabilizzare invece le facciate esterne degli edifici, e per proteggerle dalla pioggia e dall’umidità ma mantenendo allo stesso tempo un buon livello di traspirazione per i muri la soluzione più idonea è l’uso di protettivi idrorepellenti che in alcuni casi potranno essere applicati prima della verniciatura o del rivestimento, oppure ancora potranno essere aggiunti alla stessa vernice come additivi.

Impermeabilizzazione di superfici interne

Una diversa attenzione va prestata alle superfici da trattare se queste sono all’interno. Per i pavimenti è ad esempio indispensabile adoperare un prodotto dalla buona traspirazione e che assicuri la calpestabilità, ma che allo stesso tempo deve possedere delle buone proprietà antimacchia, per favorire anche la maggiore durata delle superfici trattate ed ottenere il migliore rapporto tra la temperatura ambientale e l’umidità all’interno degli edifici.

Preparazione dei supporti e condizioni ambientali

Le variabili quando si compie un intervento di impermeabilizzazione come quelli appena descritti sono sempre numerose, e ciò suggerisce di valutare sempre con la massima cura l’intero contesto prima di prendere la definitiva decisione.

I materiali da costruzione sono infatti in continua evoluzione proprio per il progresso tecnologico in atto e per la continua ricerca portata avanti nei laboratori delle aziende specializzate in prodotti per l’edilizia, per le nuove costruzioni o per le ristrutturazioni.
Ciò che realmente è fondamentale è la più corretta preparazione della superficie da trattare, che prima della messa in opera del sistema impermeabilizzante deve essere messa in condizioni da accoglierlo e mantenerlo a lungo, evitando così la successiva comparsa di aloni, efflorescenze e nei casi peggiori fenomeni di distacco o di azione impermeabilizzante che nel tempo tende a venire meno.

Gli errori da evitare

Uno degli errori più frequenti è l’applicazione di un prodotto liquido su supporti non perfettamente asciutti o puliti: in simili casi l’impermeabilizzante non riuscirà a fare presa né a penetrare in maniera ottimale nel materiale trattato.
Un altro rischio di cattiva riuscita dell’intervento di impermeabilizzazione è legato alle condizioni ambientali, perché alcuni prodotti possono variare la loro resa finale a seconda delle temperature o del grado di umidità presenti nell’atmosfera al momento dell’applicazione. Per questi motivi è sempre raccomandato consultare le schede tecniche di ogni singolo prodotto perché forniscono preziose indicazioni sulle ottimali modalità e condizioni di posa in opera.

Gen 8, 2021
Christian

Bonus Mobili 2021, tutte le novità

Il 2020 è stato un anno che definire difficile sarebbe riduttivo e molto poco calzante; la produzione, il commercio, i consumi in genere hanno subito dei pesanti stop legati anche alle limitazioni e restrizioni degli spostamenti e della mobilità.

L’annata 2021 si apre però con una grande notizia per chi aveva in sospeso i lavori di risanamento o ristrutturazione della propria casa o di quella da poco acquistata, perché non solo è stato riconfermato il Bonus Mobili – evento non scontato, e che ogni anno necessita di nuova riconferma all’interno della Legge di Bilancio – ma ha visto innalzare il tetto massimo delle spese complessivamente detraibili da 10.000 a 16.000 €.

Questa agevolazione finanziaria legata all’acquisto di nuovi mobili e grandi elettrodomestici ha sempre riscosso un notevole successo, ma per accedervi è necessario rispettare alcuni precisi requisiti.
Vediamo insieme come funziona il meccanismo e quali sono i mobili che rientrano nel progetto.

Come accedere al Bonus Mobili 2021

Per il Bonus Mobili 2021, come detto, il Governo ha mantenuto intatte le condizioni per poterne usufruire: in primo luogo il loro acquisto deve essere subordinato alla ristrutturazione di un immobile nuovo o già esistente, con lavori di restauro, riqualificazione energetica o risanamento. Non sono quindi ricompresi gli interventi ordinari quali tinteggiatura, sostituzione di rivestimenti o di infissi, ma è necessario intervenire con un risanamento conservativo o una ristrutturazione che siano più “consistenti”, ed è fondamentale che i lavori abbiano una data di inizio precedente all’acquisto dei mobili stessi.
A questo vincolo è relativamente semplice trovare una scappatoia del tutto legale, perché i mobili acquistati possono anche essere destinati a una stanza diversa rispetto a quella oggetto dell’intervento di ristrutturazione.

Quali mobili ed elettrodomestici rientrano nel Bonus Mobili 2021

L’elenco è molto lungo, e permette quindi di ottenere anche in maniera semplice la detrazione. Segnaliamo intanto un interessante link dove l’Agenzia delle Entrate stessa comunica quali sono le condizioni per richiedere la detrazione in ambito edilizio, e portiamo all’attenzione dei nostri lettori proprio il vantaggio di poter godere dell’agevolazione anche su beni destinati ad arredare un ambiente diverso.

I mobili e gli arredamenti del Bonus

A semplice titolo esemplificativo, elenchiamo una serie di mobili ed arredamenti perfettamente agevolabili, che includono armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli o sedie, divani e poltrone, e infine madie e altri complementi di arredo o di illuminazione se sono parte integrante del mobilio.
Molto interessante è l’opportunità di portare in detrazione anche i comodini, i letti e i materassi, perché ciò implica la possibilità di acquistare nuovi materassi a condizioni del tutto agevolate anche grazie alle aggiuntive detrazioni che riguardano i Presidi Medici Sanitari.

I grandi elettrodomestici

La condizione indispensabile per accedere alla detrazione del Bonus Mobili 2021 relativamente ai grandi elettrodomestici è che questi appartengano alla Classe energetica A+, per migliorare la sostenibilità ambientale complessiva. Rientrano nella categoria i frigoriferi, i congelatori, naturalmente le lavatrici, le asciugatrici e le lavastoviglie, e poi ancora tutti gli apparecchi per il riscaldamento e quelli per la cottura; nel caso dei forni, la classe energetica può anche essere quella A.

Documentazione, modalità di accesso e di pagamento

È fondamentale conservare tutte le ricevute dei pagamenti, che devono avvenire esclusivamente tramite modalità tracciabili quali bonifico o carte di credito, e le relative fatture. Il tutto va accluso alla dichiarazione dei redditi insieme alla dichiarazione di ristrutturazione presentata al Comune, e nel caso degli elettrodomestici va effettuata anche la dichiarazione presentata all’ENEA, ovvero l’Agenzia Nazionale per le Nuove tecnologie, l’Energia e lo sviluppo sostenibile.

Il rimborso della cifra spettante, che come detto è pari al 50% della spesa sostenuta per mobili e grandi elettrodomestici fino a un massimo di 16.000 €, sarà ripartito in 10 quote annuali di pari importo che arriveranno direttamente sul conto corrente.

Nov 30, 2020
Christian

Lavelli di design, una nuova frontiera in cucina

Qualche giorno fa in un nostro articolo abbiamo parlato dei lavelli in resina fragranite, descrivendone i pregi (tantissimi, sia sotto l’aspetto estetico che funzionale) e i pochi punti deboli. Adesso torniamo su un argomento molto simile perché allarghiamo lo sguardo sul resto del mercato e sulle altre aziende del settore, che non sono rimaste inattive dopo che Franke ha rivoluzionato il mercato con la fragranite.

Esistono infatti altre soluzioni, materiali alternativi e che possono garantire grandi soddisfazioni: vediamo insieme quali sono.

Nuovi materiali per i lavelli

È la continua ricerca di nuove tecniche produttive ad aver permesso lo sviluppo di materiali alternativi ai tradizionali lavelli in acciaio inox così come a quelli in ceramica o in pietra naturale. Questi sono i più diffusi ed apprezzati.

Lavelli in corian

I lavelli per cucina in corian, nonostante abbiano un prezzo decisamente più elevato rispetto ad altri, sono dei perfetti complementi di design e risultano molto apprezzati per le loro caratteristiche. Si tratta di un materiale ottenuto da una speciale miscela di minerali naturali e resine acriliche e che per la sua duttilità può essere modellato a piacimento, creando anche dei lavelli dalle forme inusuali.
Le tinte proposte sono molteplici, ma l’aspetto ancora più interessante è che anche il piano di lavoro può essere realizzato su misura e nello stesso materiale per una perfetta integrazione anche visiva.
Resistentissimo a macchie, graffi o urti, necessita di cure minime per la sua manutenzione.

Lavelli in Silestone

Anch’esso di origine minerale, ma con una percentuale ancora più elevata di quarzo pari al 94%, è il silestone, utilizzato per produrre lavelli da cucina totalmente igienici grazie all’azione antibatterica incorporata. Anche in questo caso si tratta di un materiale di estrema resistenza a urti o abrasioni, mediamente lucido e comunque non poroso, per cui non ha la minima tendenza ad assorbire macchie o liquidi, ed anche nel suo caso la manutenzione necessita solo di acqua calda, un detergente neutro e non aggressivo e un panno morbido.

Lavelli in cristadur

Molto apprezzato anche per le infinite varianti cromatiche rese possibili dalla speciale miscela che lo compone è il cristadur, un materiale che grazie alla restante parte di quarzo ed acrilico risulta anch’esso molto resistente a urti o calore. Una speciale caratteristica dei lavelli da cucina in cristadur è la superficie altamente igienica ed antibatterica perché sottoposta ad un trattamento a base di ioni d’argento.
È probabilmente il materiale più “luminoso” tra quelli che abbiamo elencato, con una consistenza setosa al tatto e gratificante per gli occhi.

Come scegliere il lavello?

Prima di orientarti su questi materiali oppure su quelli più tradizionali devi fare una analisi del tuo budget, del tipo di cucina che andrai a montare e anche dell’uso che intendi farne, perché è evidente che ciascun materiale ha i suoi pro e i suoi contro: nessuno meglio di te conosce il tempo che puoi dedicare anche alle attività di manutenzione o alla affettiva necessità di un modello più o meno avanzato.

Giu 18, 2020
Christian

Come pulire i pavimenti di casa

Se ti chiedi spesso, durante le operazioni che effettui quotidianamente per la cura e la pulizia dei pavimenti di casa, se stai usando il prodotto giusto, questa è la guida che stavi cercando!
Se infatti per arredare la tua casa hai scelto dei rivestimenti di pregio come ad esempio un lussuoso parquet oppure il rustico e sempre gratificante pavimento in cotto, oppure qualsiasi altra soluzione oggi in commercio (e ne sono davvero tantissime diverse) non puoi affidarti a un prodotto qualsiasi e scegliere a caso.

Ogni superficie deve essere sottoposta a specifici interventi per la detersione, perché le proprietà cambiano, e se vuoi preservare il valore estetico di tutto il tuo ambiente evitando aloni che deteriorano il pavimento o che lo danneggiano, non puoi correre il rischio di affidarti a dei pulitori sbagliati.

Vediamo dunque nel dettaglio come rispettare la natura dei tuoi rivestimenti e come preservare nel tempo la loro bellezza originaria.

Come pulire il parquet

Iniziamo proprio dal parquet, un tipo di pavimento lussuoso e che riveste la tua casa di un’atmosfera calda e avvolgente, ma che ha anche il “difetto” di essere molto delicato. Lavarlo in realtà è semplice, ma va fatto con i pulitori più appropriati, che devono essere neutri, non aggressivi e formulati ad hoc in quanto devono rispettare la naturalezza del legno.

Sui pulitori in commercio si trovano le apposite diciture che chiariscono se sono appropriati per il parquet, ma è anche importante non eccedere con l’acqua. Usane poca, lo stretto necessario, strizzando bene il panno, e poi per buona sicurezza ripassa con un panno asciutti per rimuovere gli eccessi. Il rischio è che la troppa acqua si infiltri tra le fessure facendo gonfiare i pannelli.

Dopo la pulizia, poi, è spesso indicata l’applicazione di cere che possono essere sia liquide che in pasta: queste aiutano a nutrire il legno ed a mantenerlo vivo, ma al tempo stesso lo proteggono dai graffi e dall’usura al quale può essere soggetto, perché creano una sorta di pellicola protettiva che ne prolunga la vita ed inoltre lo fa apparire anche più vivido.

Come pulire pavimenti in cotto

Anche se molto resistente e con eccezionali doti estetiche, il pavimento in cotto ha tra i suoi svantaggi quello di essere un materiale molto assorbente perché poroso.
Servono dunque prodotti espressamente formulati per non macchiarlo e non danneggiarne il colore originario, il più possibile neutri ma che allo stesso tempo non lascino aloni visibili.

Anche il cotto, come il parquet, richiede pertanto delle cure aggiuntive, per cui non sceglierlo se non sei certo di potergli dedicare attenzioni e premure, ti ritroveresti con un bellissimo pavimento che però col passare del tempo si deteriora e si macchia in maniera irrimediabile, se non trattato con le protezioni aggiuntive che fungono da isolante superficiale che previene lo sporco senza alterarne l’aspetto.

Come pulire pavimenti in marmo

Se per il pavimento della tua casa hai scelto il marmo naturale, due fattori sono chiarissimi: il primo è che sei un vero esteta, il secondo è che hai tanto tempo libero da dedicare alla cura della tua casa!

È infatti il marmo nella sua eleganza persino più delicato e bisognoso di attenzioni del parquet, ed anche se nobilita qualsiasi tipo di ambiente ha bisogno di attente e continue cure. Puoi lavarlo con una certa frequenza anche usando semplice emulsione di acqua e alcool, tuttavia avrai sempre bisogno dei migliori detergenti neutri per ottenere una pulizia più profonda.

Inoltre è fondamentale trattare i pavimenti in marmo con degli specifici prodotti che evitano alle lastre di impregnarsi e di assorbire lo sporco e che li proteggono dai graffi, perché a quel punto il danno sarebbe irrimediabile.

Come pulire il gres porcellanato

Lo sappiamo bene, in tantissimi considerano il gres porcellanato la soluzione più pratica, quasi eterna nella sua immutabilità e nella semplicità che richiede per la manutenzione. Inoltre, come spesso abbiamo avuto modo di approfondire in un articolo come questo, il gres permette una incredibile capacità di imitazione di altri materiali più nobili quali legno, marmo, pietra naturale.

Tutti questi aspetti giocano a favore della sua capillare diffusione, tuttavia anche il gres ha bisogno di essere trattato e igienizzato con prodotti che siano privi di aggressivi agenti chimici. Meglio sempre orientarsi quindi su soluzioni neutre, riservando i detergenti più aggressivi ma comunque formulati ad hoc per trattare il gres solo per precisi tipi di macchie o per la rimozione di residui di cantiere dopo una ristrutturazione.

Come pulire altri materiali

Abbiamo fin qui elencato i pavimenti più diffusi soprattutto in contesti residenziali, evidenziando per ciascuno di essi i pregi ma anche i crucci relativi alla più appropriata pulizia.
Esistono però altri materiali utilizzati più di frequente in altri contesti come quelli commerciali, industriali o professionali come ad esempio il linoleum, il PVC, persino il cemento.
In questi casi le operazioni sono ancora più semplici e non necessitano di specifiche accortezze se non la scelta di un pulitore neutro ma adatto a rimuovere lo sporco superficiale mantenendo invariate le caratteristiche della materia prima sottostante.

A chi affidarsi per un intervento specializzato

Abbiamo, quindi, sottolineato come la detersione dei pavimenti vada effettuata con i prodotti appositi, e tenendo conto dei differenti rivestimenti presenti.

Eppur tuttavia non sempre si ha tempo per poter espletare le pulizie domestiche. In questi casi, e considerando rivestimenti specifici come parquet o il rustico, diviene fondamentale affidarsi ad un esperto della pulizia, ad un professionista che, in base alle proprie competenze, sappia come gestire al meglio ogni tipologia di superficie.

In questo senso, l’interlocutore primario è l’impresa di pulizia professionale. Un’azienda specializzata che si interfaccia sia con privati sia con Organizzazioni più grandi (aziende o magazzini, ad esempio), dotate del know-how specifico e delle attrezzature più moderne e congrue per conseguire l’obiettivo di detersione prefissato.

Interessante anche il portafoglio di servizi, generalmente amplio, che questi operatori dell’igiene effettuano, erogando prestazioni di differente natura, dalla disinfezione alla sanificazione, passando attraverso la derattizzazione.

Mag 18, 2020
Christian

Come risolvere il problema dell’umidità

Se stai affrontando una avventura impegnativa ma ricca di soddisfazioni finali come la ristrutturazione di casa, la devi considerare anche un’ottima occasione per ovviare in maniera definitiva alle problematiche relative all’umidità. Se è presente, le sue manifestazioni ti saranno evidenti, e devi cogliere l’opportunità per tenerla fuori!

Cause dell’umidità

Al primo posto tra le manifestazioni di questo inconveniente ci sono le muffe e le frequenti formazioni di macchie scure sui muri: di certo con i tuoi lavori di ristrutturazione interverrai per eliminare questi inestetismi, se sono già presenti, ma prima di iniziare i lavori sarà per te fondamentale e indispensabile risalire alle cause che li hanno generati, ossia comprendere i fattori che hanno favorito l’insorgere dell’umidità.
Solo allora potrai valutare quali sono le soluzioni edili più appropriate per prevenirne la futura riformazione.

Tra le prime cause anche in termini di frequenza c’è l’umidità di risalita: l’intervento dovrà in questo caso essere mirato a bloccare l’avanzata dell’acqua predisponendo le più appropriate barriere. Ci si deve poi assicurare che i muri esterni, i sottotetti e in alcuni casi anche le fondamenta siano adeguatamente isolati ma con la giusta ventilazione. Anche all’interno dell’abitazione, poi, si dovrà fare in modo da garantire un tasso di umidità inferiore al 50%, e in questo ti potrai affidare ai suggerimenti proposti dallo specialista che hai scelto per la ristrutturazione.
Tra le opzioni, di certo andrà valutata anche una corretta strategia per i nuovi infissi!

Le soluzioni edili per l’umidità

Tra le soluzioni edili vere e proprie un ottimo rimedio è quello degli specifici pannelli antimuffa per interni e realizzati in silicato di calcio, dei perfetti isolanti ed igroregolatori molto facili da installare e che possono essere trattati per la loro verniciatura come il comune intonaco.
Esistono poi in commercio delle specifiche pitture con proprietà anti-condensa e anti-muffa, studiate per risolvere molto efficacemente il problema grazie ad un elevato potere traspirante e a principi attivi innocui per l’uomo ma che impediscono il proliferare delle muffe.
Queste pitture sono oggi comuni nei cataloghi di tutte le principali aziende del settore, e non penalizzano l’estetica perché sono realizzate con le migliori cure per ottenere gradevoli effetti anche di design.

Feb 3, 2020
Christian

Detrazione per l’acquisto di stufe a pellet 2020

Per completare una panoramica sugli incentivi e le detrazioni fiscali che sono validi in questo 2020, dopo aver affrontato il tema Bonus Caldaia e quello del Bonus Ristrutturazioni 2020 è il momento ora di analizzare le detrazioni previste per l’acquisto di una stufa.
Acquistare
e installare una stufa a pellet per riscaldare casa ed anche per produrre l’acqua calda per usi sanitari è una scelta virtuosa e responsabile, perché rispetta l’ambiente e contribuisce a migliorare l’efficienza energetica degli immobili e a ridurre gli sprechi.

Per queste ragioni tali acquisti sono incentivati da parte dello Stato con una serie di misure fiscali sotto forma di detrazione, che più volte sono state prorogate di anno in anno negli ultimi tempi.

A quanto ammontano le detrazioni?

Le detrazioni per l’acquisto di una stufa a pellet ammontano al 50% della spesa sostenuta, una cifra che sotto forma di detrazione Irpef viene rimborsata al cittadino e contribuente in 10 anni.
In alternativa, seguendo una specifica procedura denominata Conto Termico che analizzeremo nel dettaglio in un successivo paragrafo si può ottenere un contributo diretto nel caso si effettui una sostituzione della stufa a pellet.

Quando si applica la detrazione del 50%?

Nel caso si acquisti una nuova stufa a pellet oppure a legna che sia in grado di abbassare le emissioni diminuendo così l’impatto ambientale ed innalzando la soglia di risparmio energetico dell’edificio può essere applicata la detrazione del 50%.
Va sottolineato che proprio per incentivare la riqualificazione edilizia la cifra che viene restituita nel corso di 10 anni riguarda solo prodotti dalle elevate prestazioni, con un rendimento minimo non inferiore al 70%: è questo un vincolo ben comprensibile, studiato per favorire la diffusione di strumenti più performanti.
Ottenere la detrazione è facile, basta presentare unitamente alla fattura di acquisto che includa tutti i dati fiscali di acquirente e rivenditore anche una dichiarazione certificata del produttore che ne attesti le prestazioni.

Quando si applica il Conto Termico?

Se il tuo apparecchio per il riscaldamento è a basse prestazioni energetiche ed oramai obsoleto e vuoi sostituirlo con un nuovo apparecchio dalle caratteristiche più avanzate puoi accedere alla speciale agevolazione che va sotto il nome di Conto Termico. In questo caso si tratta di un contributo in denaro in vigore già da alcuni anni e che nelle sue prime versioni prevedeva un massimale di rimborso come sostegno economico sotto forma di assegno (inviato direttamente sul conto corrente bancario) pari a 2.300 euro, che veniva erogato in un’unica soluzione appena due mesi dopo l’approvazione della domanda.
I questo caso i requisiti per accedere sono particolarmente restrittivi perché la stufa deve soddisfare specifiche caratteristiche di rendimento e di emissioni. Entro 60 giorni dalla conclusione dell’intervento di installazione va presentata la domanda accludendo anche la certificazione di smaltimento dell’apparecchio dismesso.

Aggiornamento Conto Termico 2020

Il Conto Termico a partire dal 2016 ha subito una revisione e sono state introdotte alcune novità sul fronte delle cifre rimborsabili e delle modalità di erogazione, fermo restando che la percentuale anche per questo Conto Termico 2.0 e valido nell’anno 2020 è stata mantenuta al 65% delle spese complessive effettuate.
È stata infatti innalzata la soglia massima dell’importo ottenibile, che fino a 5.000 euro viene erogata in un’unica soluzione e sempre nelle stesse tempistiche, mentre per cifre che superano tale soglia il contributo viene erogato in 2 rate con cadenza annuale.
Le domande possono essere presentate online sul sito del Gestore Servizi Energetici GSE raggiungibile a questo link.

Gen 27, 2020
Christian

Bonus Caldaia, come accedere alle detrazioni

Anche nel 2020, insieme ai Bonus Mobili ed elettrodomestici e ai Bonus Ristrutturazioni, è stato prorogato il Bonus Caldaia valido fino al 31 dicembre 2020.
Vogliamo darvi una guida completa e aggiornata su come accedere a queste detrazioni fiscali per chi deve effettuare la sostituzione della caldaia. Vediamo quindi insieme in cosa consiste questo Bonus e di quali requisiti si ha bisogno per sfruttarlo.

Bonus caldaia

Che cos’è il Bonus Caldaia?

Il Bonus Caldaia è in sintesi una detrazione che si applica sul prezzo di acquisto di una nuova caldaia, e che viene calcolata tenendo conto della sua efficienza energetica. Fino al 2019 tale detrazione era articolata secondo questo schema di percentuali:
65% per chi installava una nuova caldaia a condensazione di Classe A con il contestuale montaggio delle valvole di termoregolazione;
50% per chi installava una nuova caldaia a condensazione sempre di Classe A ma senza prevedere le citate valvole;
0% di detrazione, come ovvio, per chi si orientava su una caldaia di Classe B o inferiore.
Per l’anno 2020 la Manovra del Governo ha previsto il rinnovo e la proroga di tale Bonus, con le stesse percentuali, ma con qualche piccola modifica.

Detrazioni Caldaia 2020, le novità

In precedenza era possibile ottenere la detrazione Irpef in 10 anni comunicando l’operazione all’Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente (ENEA) oppure direttamente con uno sconto in fattura, senza questo obbligo di comunicazione.
Questa seconda modalità è stata abolita, per cui adesso l’unica opzione è la detrazione Irpef dilazionata in 10 anni ma con in più l’obbligo del bonifico parlante ad attestare la spesa sostenuta.

A chi spetta il Bonus Caldaia?

La proroga del Bonus Caldaia fino al 31 dicembre 2020 non ha modificato gli importi percentuali delle detrazioni, che restano del 65% o 50% a seconda del tipo di caldaia.
In pratica, la maggiore detrazione viene riconosciuta solo a chi sostituisce o installa una caldaia a condensazione di Classe A ma associa a questo intervento le valvole di termoregolazione evolute, oppure a chi installa generatori di aria calda a condensazione.
Tali interventi di miglioria e di recupero del patrimonio edilizio, che vanno a migliorare l’efficienza energetica ed il conseguente risparmio, sono riconosciuti come manutenzione straordinaria al pari di tutti gli altri interventi per i quali è previsto il Bonus.
Le agevolazioni fiscali per i contribuenti previste dalla legge sono detraibili tramite la dichiarazione dei redditi 730 o Unico.

Gen 24, 2020
Christian

Bonus Ristrutturazioni 2020, una guida

La nuova Legge di Bilancio 2020 ha confermato tutti i Bonus Casa in essere, senza particolari modifiche. Tra questi è stato quindi rinnovato il Bonus Ristrutturazioni anche per tutto il 2020. Con questa agevolazione, chi effettua lavori di ristrutturazione in casa può accedere a importanti detrazioni: vediamo come funziona questo Bonus, come si accede e a chi spetta.

Bonus Ristrutturazioni 2020: come funziona?

Il Bonus Ristrutturazioni è in sostanza una agevolazione fiscale che permette di ottenere una detrazione del 50% sulle spese sostenute fino a un massimo di 96.000 euro. Per ottenere tale detrazione tutte le spese sostenute devono essere pagate tramite bonifico, e si riceverà la detrazione spettante in 10 rate annuali.
Questo Bonus Ristrutturazioni è stato prorogato senza modifiche ai requisiti ed alle modalità di fruizione fino al 31 dicembre 2020, con la sola novità riferita al Decreto Crescita 2019 secondo cui, per i soli interventi di risparmio energetico si può anche ottenere lo sconto immediato in fattura: il tutto già a partire dal 1° luglio.

A chi spettano le agevolazioni del Bonus Ristrutturazioni 2020?

Tutti i contribuenti possono essere destinatari e beneficiari di tale Bonus Ristrutturazioni, non solo i proprietari dell’immobile coinvolto.
Essere titolari della proprietà non è un requisito perché la richiesta può essere avanzata anche da familiari conviventi, coniugi separati e per finire dai conviventi non proprietari dell’immobile né titolari di un contratto di comodato.
La detrazione può persino essere estesa a soci di cooperative, imprenditori individuali o imprese familiari, società semplici e società collettive.

Quali lavori di ristrutturazione sono ammessi?

C’è un lungo elenco di interventi e lavori che possono essere portati in detrazione fino al 31 dicembre 2020.
Nel dettaglio, questi sono i principali lavori ammessi:

  • Manutenzione ordinaria e straordinaria;
  • Restauro e risanamento anche di tipo conservativo;
  • Ricostruzione o ripristino di immobili che siano stati danneggiati;
  • Costruzione di autorimesse o posti auto;
  • Interventi mirati alla rimozione di barriere architettoniche quali ascensori o montacarichi e anche quelli atti a favorire l’installazione di strumenti idonei alla mobilità interna ed esterna per iportatori di handicap;
  • Riparazione degli impianti per la sicurezza domestica e lavori per la prevenzione di atti illeciti o effrazioni;
  • Interventi finalizzati al miglioramento della cablatura e alla riduzione dell’inquinamento acustico degli immobili, al risparmio energetico e all’adozione di misure antisismiche;
  • Installazione di strumenti di rilevazione del gas.

Possiamo inoltre aggiungere che oltre a questi interventi di tipo materiale e concreto, anche tutte le spese sostenute per i servizi quali progettazione, consulenze professionali, approvvigionamento, acquisto e trasporto dei materiali edilizi, perizie ed eventuali sopralluoghi rientrano tra quelle detraibili.

Quali documenti servono per la detrazione?

Ci sono naturalmente alcuni documenti che sono indispensabili per accedere alle agevolazioni, ma tutti sono abbastanza semplici da produrre:

  • Domanda di accatastamento dell’immobile;
  • Ricevute di pagamento dell’IMU, l’Imposta Municipale;
  • Delibera dell’assemblea condominiale e relativa tabella di suddivisione delle spese;
  • Dichiarazione di consenso all’esecuzione;
  • Concessioni e autorizzazioni allo svolgimento dei lavori, oppure la dichiarazione sostitutiva con riferimento alla data di inizio dei lavori e alla compatibilità con le spese ammesse al Bonus;
  • Ricevuta di invio della Comunicazione ENEA, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

Come detto, è tassativo pagare qualsiasi lavoro con bonifico che deve essere comprensivo di tutti i dati fiscali sia del beneficiario/committente sia di chi esegue materialmente i lavori, e naturalmente deve essere esplicitamente indicata anche la causale del versamento ai fini di una totale trasparenza delle operazioni.

Gen 14, 2020
Christian

Casa sicura: come scegliere la porta blindata

Per proteggersi dalle effrazioni casalinghe in contesti residenziali non sono sufficienti i soli sistemi di antifurto sonori. È necessario infatti garantirsi anche un buon grado di protezione e di sicurezza scegliendo le porte blindate della categoria giusta.

Come si sceglie una porta blindata?

Quando infatti si decide di dotare la propria abitazione di una porta blindata è bene sapere che esistono 6 diverse classi anti-effrazione, ciascuna con un diverso livello di solidità garantito alla porta stessa.
La decisione deve tenere da conto numerose variabili, ma la prima è di certo il contesto abitativo in cui si intende collocarla, considerando quindi la posizione della casa, la frequenza di passaggio nell’area in cui si dimora, la maggiore o minore concentrazione di altri appartamenti o porte nelle immediate vicinanze.
È inoltre importante sapere che l’installazione di una porta blindata rientra a tutti gli effetti tra gli interventi di ristrutturazione straordinaria, per cui dà diritto al bonus mobili al 50%, mentre per quelle isolanti si può accedere all’ecobonus. Maggiori informazioni su questo tema sono disponibili a questo link.

Le classi anti-effrazione

Per un appartamento situato in un condominio o contesti simili, possiamo di primo acchito escludere le categorie o classi anti-effrazione 1 e 2.
Queste sono infatti indicate solo per porte caposcala di cantine o magazzini, oppure per uffici o edifici industriali.
Dal momento che più cresce il livello della classe anti-effrazione e più la porta risulta resistente agli attacchi, la classe 3 è quella minima da tenere presente per ambienti e contesti residenziali, indicata in scenari nei quali siano però presenti anche portoni primari di accesso o servizi di portineria.

Se invece l’appartamento da proteggere è una casa indipendente o una villetta dalla posizione più isolata, va preso in considerazione l’ottimo livello garantito dalle caratteristiche di una porta blindata di classe 4.
Queste infatti oppongono la giusta resistenza anche a scassinatori più esperti e smaliziati che usano gli strumenti più disparati, persino i trapani: ciò che infatti conta maggiormente, ai fini della riuscita di uno scassinamento, è ridurre il tempo necessario ed i rumori, e per questo una elevata classe offre anche una sorta di protezione “passiva” in quanto la sua sola presenza fa da deterrente.

Andando più in alto nella scala dei valori, ladri molto esperti e ancora meglio attrezzati possono essere fermati da una porta di classe 5, indicata anche per locali dove siano custoditi dei preziosi: si pensi a gioiellerie o a banche. Infine, il massimo grado di protezione possibile è quello della classe 6, utilizzata anche in contesti governativi o nei quali sia fondamentale anche la protezione della sicurezza pubblica e statale.

Scegliere una buona serratura

In aggiunta alla classe anti-effrazione determinata dalla struttura della porta stessa, c’è poi un accessorio che ne accresce l’inviolabilità, permettendo di resistere ancora di più agli attacchi dall’esterno, ed è la serratura.
Orientarsi su un modello a 3, 5 o 7 posti di blocco ovviamente aiuta a stare ancora più tranquilli.

I vantaggi delle porte blindate

Per concludere, ci sono alcune considerazioni a margine che riguardano proprio i progressi sbalorditivi in termini non solo di efficienza, ma anche di estetica e di comfort che le porte blindate oggi hanno raggiunto.

Non esiste contesto che non sia adatto ad una porta blindata, a prescindere dallo stile dell’appartamento, che non ne risulta compromesso grazie a finiture studiate per accontentare la voglia di design.
In più, le moderne porte blindate assicurano anche protezione dal punto di vista termico ed acustico, per cui sono validissime alleate anche del comfort opponendo una barriera efficace anche a situazioni di disagio.

Nov 23, 2019
Christian

Guida alla scelta delle finestre per tetti

Ci sono innumerevoli modi per definire gli infissi per tetti, una evoluzione dell’edilizia e dell’architettura che negli ultimi anni ha conquistato favori crescenti come nuova soluzione che consente di sfruttare spazi un tempo ritenuti poco propizi o scarsamente idonei alla vita di tutti i giorni, quasi come se fossero dei ripieghi, come i sottotetti o le soffitte. C’è chi parla di finestre per tetti, chi li chiama finestre da tetto o anche finestre per mansarde.

Nel linguaggio comune c’è anche un altro termine molto utilizzato, quello di lucernari: sebbene faccia riferimento finestre per locali non abitati, ormai questa definizione è ampiamente utilizzata quasi come sinonimo di finestre per tetti, e viene applicata quindi anche ai contesti residenziali.
Noi vogliamo provare a fare un po’ di chiarezza sull’argomento, proponendovi una breve guida alla scelta delle finestre per tetti per identificare più facilmente la migliore soluzione in base agli spazi disponibili materialmente ma anche tenendo in debita considerazione le esigenze da soddisfare.

Quali vantaggi offrono le finestre per tetti?

È possibile dire che sostanzialmente siamo quasi sempre di fronte allo stesso articolo, che a seconda anche delle zone d’Italia prende nome diverso, in base alle consuetudini. Tutte le finestre per tetti infatti condividono la caratteristica di essere installate sulle falde del tetto, in orizzontale o in verticale ma spesso anche sui tetti spioventi per rendere abitabile una mansarda.
La loro caratteristica comune è permettere di sfruttare la luce naturale grazie ad una speciale posizione: col tempo, infatti, l’architettura ha sempre più rivalutato il ruolo della luce naturale, ponendola al centro della progettazione quale componente essenziale e non più come semplice fattore esterno. Un vero e proprio elemento di costruzione quindi, da non trascurare in nessun caso, perché influenza la vita di ogni essere umano e la condiziona con risvolti capaci di migliorarla sensibilmente, specie poi se messa in condizioni di collaborare con la ventilazione.
Inoltre è indiscutibile l’impatto della luce naturale – e di conseguenza delle finestre per tetti – sugli aspetti energetici di un appartamento e sulla loro ottimizzazione al fine di ottenere edifici più performanti sotto il profilo illuminotecnico che quindi abbattono i consumi specie nelle grandi metropoli. Parliamo di riduzione della spesa energetica non solo per l’illuminazione in sé stessa, ma anche per il riscaldamento!

I diversi tipi di finestre per tetti

Come dicevamo in apertura, ci sono molti tipi di finestre per tetti a seconda della loro posizione e del contesto nel quale devono essere installate. Una delle più comuni ed anche la più pratica è la finestra per tetti con apertura a bilico, comoda in ogni situazione anche perché l’apertura non è intralciata dalla presenza di mobili, ed il meccanismo di rotazione attorno al perno centrale consente la pulizia agevole anche del vetro esterno. Spesso però le finestre sono equipaggiate con un doppio meccanismo di cerniere che ne permette anche quella che è chiamata apertura a vasistas: questo sistema è l’ideale per ambienti più bassi, crea il cosiddetto “effetto loggia” ma garantisce la migliore illuminazione ed in più permette di arieggiare il locale anche se sta piovendo.
Infine, ci sono le finestre più complesse, chiamate finestre balcone, ideali per tetti di grandi dimensioni: uno dei battenti si apre in questo caso a vasistas, mentre l’altro viene proiettato in avanti fornendo così anche accesso all’esterno. Questo tipo di finestra fa filtrare molta luce, quasi come se fosse una veranda, ed è quindi consigliata dove la falda del tetto sia troppo bassa per essere sfruttata.

I parametri delle finestre per tetti

Al momento di scegliere la finestra per tetti che fa al caso nostro, devono essere considerati alcuni altri fattori oltre alla tipologia vera e propria:

Bisogno di luce – È di fondamentale importanza scegliere la tipologia che meglio soddisfa il bisogno di guadagnare luce nell’ambiente oggetto della ristrutturazione della casa.
Posizione strategica –Va anche considerato l’orientamento dell’edificio rispetto alla luce solare, per stabilire la posizione più corretta al fine di ricevere illuminazione diretta e di conseguenza riscaldamento “a costo zero”.
Finiture e materiali – Non è mai consigliabile andare al risparmio, è meglio orientarsi su strutture dalla buona qualità compositiva che garantiscano lunga durata: del resto, le finestre sono costantemente esposte ai raggi UV, intemperie e umidità, meglio andare sul sicuro… ed anche per i vetri va scelta una soluzione che oltre a lasciar passare al meglio la luce sappia isolare dai rumori esterni e mantenere costante la temperatura quando chiuse, senza dispersioni termiche.

Inserire le giuste finestre per tetti anche su diversi lati di un edificio permette di distribuire la luce nella maniera più omogenea e di accrescere quindi il senso di benessere tra le mura domestiche. È apprezzatissima in questo senso la possibilità di ottenere la cosiddetta “luce zenitale”, quella che proviene dall’alto e che regala una più uniforme distribuzione dei raggi solari.

Ott 15, 2019
Christian

Come rendere inviolabile una porta blindata

Se ti stai documentando e stai cercando informazioni sugli strumenti necessari per accrescere il livello di sicurezza della tua porta blindata e renderla così inviolabile, troverai di certo utile il prodotto del quale ti parliamo oggi. Come abbiamo già analizzato nella nostra guida alla scelta della porta blindata, infatti, esistono numerosi parametri e fattori che contribuiscono ai diversi livelli di sicurezza, e uno tra questi riguarda la scelta della serratura.

La Serratura Mottura 3DKey

Mottura, marchio leader a livello mondiale nel settore dei sistemi di sicurezza, ha ideato e progettato un sistema di chiusura per porte blindate dagli standard elevatissimi in termini di sicurezza, innovando il concetto stesso di serratura blindata con la serratura 3DKey. Si tratta infatti di un sistema che va ben oltre il tradizionale sistema a cilindro europeo, e che invece in quanto all’estetica attinge molto alle cosiddette serrature a doppia mappa. Nel sistema 3DKey tutto è integrato all’interno della serratura stessa in un unico nucleo intercambiabile, e tale composizione è la prima condizione della sua inviolabilità, in quanto non offre ai malintenzionati nessun tipo di appiglio o appoggio esterno.

La chiave mottura 3DKey

È rappresentata dalla particolare chiave l’altra sostanziale differenza tra una comune serratura e il sistema 3DKey di Mottura. Nel suo caso infatti è presente un ingresso per chiave esagonale con ben 5 superfici cifrabili, delle quali due hanno una pista desmodromica e tre hanno la cifratura con perni in acciaio temprato. Questa combinazione di 5 facce e due diversi sistemi di cifratura consente a tale sistema di ottenere ben 10 miliardi di possibili combinazioni, infinitamente di più quindi di quanto è ottenibile con i cilindri europei o con le tradizionali chiavi a doppia mappa. La protezione è totale anche se si considera che la duplicazione della chiave è controllata, perché effettuabile esclusivamente presso un centro Mottura.

Conclusioni generali

Il sistema presentato è in definitiva quanto di più sicuro sia oggi presente sul mercato per la protezione e l’inviolabilità della propria porta blindata. La chiusura è a prova di ladro, che non potrà usare nessuna delle più diffuse tecniche di scasso o effrazione, nemmeno il trapano, dal momento che non è necessario montare il Defender. In più, Mottura 3DKey si presta benissimo all’applicazione sulle più moderne porte di design grazie allo spessore estremamente contenuto del sistema nel suo insieme (solo 25 mm) il che consente anche, in molti casi, di montare la piastra di rinforzo al manganese. Queste caratteristiche permettono di minimizzare gli ingombri inserendo la serratura con il suo nucleo compatto anche in porte più moderne e senza deturparne l’estetica, ma garantendosi al tempo stesso degli imbattibili standard di sicurezza contro ogni tipo di attacco, con una serratura dal movimento fluido e sempre preciso degli ingranaggi al suo interno.

Ott 8, 2019
Christian

Cause e conseguenze della ruggine: come rimediare?

I manufatti ferrosi e le leghe che hanno al loro interno una percentuale di ferro, come nel caso dell’acciaio, se sottoposti ad una prolungata esposizione all’umidità ed agli agenti atmosferici hanno purtroppo il difetto di generare ruggine. Sai da cosa dipende questo fenomeno? Si tratta dell’innesco di fenomeni di corrosione legati ad una complessa reazione elettrochimica nella quale l’acqua fa da catalizzatore e che può essere accelerata dalla presenza di acidi o sali.

Ciò che accade, nella sostanza, è che il ferro va a combinarsi con l’ossigeno presente nell’acqua o nell’aria ad alto tasso di umidità e genera degli ossidi di ferro, che più comunemente vengono chiamati ruggine.
Il suo fenomeno è estremamente aggressivo nei confronti del metallo, ed alla comparsa delle prime efflorescenze di ruggine sulla superficie, se non si effettua un intervento tempestivo, il materiale sottostante continuerà in un inesorabile processo di degradazione che prende il nome di corrosione.

Perchè si deve intervenire subito?

I complementi di arredo giardino in ferro battuto, oppure le ringhiere di un terrazzo o di un balcone, manufatti come i portavasi e tanto altri elementi che compongono i tuoi arredi possono andare soggetti a questo deterioramento. Come sottolineavamo, la corrosione viene accelerata in presenza di sali o ioni di cloruro, come accade in metalli esposti ad atmosfere marinare, oppure in presenza di acidi come quelli derivanti dall’inquinamento atmosferico in aree industriali con presenza di ossidi di carbonio e zolfo, che rendono il processo di corrosione ancora più rapido nel suo avanzare.
Quello della ruggine è un problema che non deve essere sottovalutato in quanto può esporre a rischi la sicurezza di cose o persone, a causa dell’indebolimento strutturale del metallo stesso ma anche del suo aumento di volume che può espandersi fino alla rottura di strutture in cemento armato.
Ad oggi, la prevenzione della ruggine è affidata sostanzialmente ad alcune tecniche di protezione o di isolamento del metallo, quali possono essere la zincatura, la verniciatura oppure l’intervento con tecniche di protezione catodica.

Cosa fare se la ruggine si è già formata?

Per intervenire in maniera concreta su formazioni di ruggine già presenti, esistono fondamentalmente 3 tecniche di risoluzione, ciascuna con diversi gradi di efficacia e di difficoltà di esecuzione: la sabbiatura, il carteggio e la riconversione.

Sabbiatura contro la ruggine

La sabbiatura è di certo l’intervento più complesso, che deve essere effettuato da un professionista che sia munito degli strumenti più appropriati. Si usa per pulire a fondo, con un violento getto di aria mista a sabbia o graniglia metallica, la superficie da tutti i residui e le tracce di ruggine. È una detersione molto profonda, preventiva all’applicazione dell’antiruggine, che permette poi di riverniciare la superficie trattata senza che vi siano più tracce di ossidazione.

Il carteggio della ruggine

Il carteggio è una operazione che invece chiunque può eseguire, anche se risulta molto laboriosa e faticosa. Si tratta di grattare, con una apposita carta vetrata di grana appropriata, la superficie sulla quale si è formata la ruggine; se è semplice farlo, e richiede soltanto una buona dose di olio di gomito, su superfici piane o lineari, altri tipi di manufatti non possono essere trattati con uguale accuratezza. In sostanza, il rischio è che l’asportazione della ruggine sia solo parziale, il che alla lunga renderà questa operazione inefficace.

La conversione della ruggine

Non esistono pertanto dubbi: per chi non sia un professionista del settore, il metodo migliore per intervenire sulle formazioni di ruggine è sfruttare dei convertitori chimici, generalmente in forma liquida di vernici oppure di spray, da applicare sul metallo danneggiato innescando delle reazioni chimiche che trasformano la ruggine in un blocco compatto ancorandolo saldamente al metallo. Molti dei prodotti in circolazione con queste caratteristiche hanno anche un’altra importante funzione, perché riescono anche a fare da “aggrappante” per una successiva riverniciatura. Promuovono infatti l’adesione della vernice o dello smalto con cui trattare in seconda battuta il manufatto, e per questo motivo rappresentano la soluzione più immediata ed efficace nella rimozione della ruggine.

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