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Feb 13, 2015
Christian

Alvar Aalto, padre del design moderno

Se riuscite ad organizzarvi in tempi rapidi siete ancora in tempo – la mostra chiude il 1° marzo – per visitare la retrospettiva dedicata ad Alvar Aalto, uno dei grandi geni del design e dell’architettura dello scorso secolo.
La ospita il Vitra Design Museum, nei pressi di Basilea, non nuovo a simili grandi esposizioni che vanno a scandagliare nell’opera di grandi interpreti del design per scoprirne anche aspetti magari meno noti.

La retrospettiva si intitola “Alvar Aalto – Second Nature” e riesce nell’intento di far risaltare gli aspetti dell’architettura organica di questo leggendario interprete finlandese del design, il quale ha sempre avuto l’obiettivo di progettare spazi ed elementi che fossero a misura d’uomo, con soluzioni di confort innovative ma ispirate all’arte ed alla natura.
La combinazione dei suoi volumi, forme e materiali è diventata emblema di una “seconda natura” fruibile da parte di chiunque, e per fare qualche esempio scopriamo le sue porte incastonate nei muri come fossero dei quadri, o i mirabili effetti della pietra mescolata con il legno.

Edifici come la biblioteca di Vyborg in Russia si presentano ad un occhio attento ai canoni architettonici come una sinfonia che sa fondere concetti provenienti da differenti aree tematiche ed artistiche, ma ciò che ha reso immortale il suo nome è il design di elementi di arredo come lo sgabello S60 o la sedia Paimio, diventati caposaldi ispirativi validi ancora oggi, per non parlare del vaso Savoy che rappresenta il design finlandese a livello mondiale.

Un vero precursore del design di avanguardia quindi, ed autore di oggetti grazie ai quali tutti possono godere del fascino dell’architettura organica: questa mostra sarà un’esperienza elettrizzante!

Set 8, 2014
Christian

Le icone del design italiano, una mostra imperdibile

Alla Triennale di Milano, presso gli spazi del CreativSet, è in corso fino al 22 febbraio 2015 una mostra estremamente affascinante che non si distingue per un tema particolarmente originale in sé, quanto per le modalità del suo allestimento e della sua articolazione, grazie alla scelta di far “ruotare” in periodi predefiniti le opere selezionate.
Sono stati interpellati 10 maestri del design nostrano ai quali è stato chiesto di indicare gli oggetti di design più belli creati dai loro colleghi/rivali, e che meritassero secondo la loro opinione l’appellativo di “icona“.

Nasce così una raccolta di meravigliosi oggetti che periodicamente sarà aggiornata, sotto l’insegna “Le icone del design italiano“. È  un’occasione per riscoprire le migliori opere della nostra scuola, come Ghost, la poltrona in vetro realizzata da Fiam, o la Divisumma18, calcolatrice prodotta negli anni 70 da Olivetti su progetto di Mario Bellini.
Come avrete intuito, la varietà e l’eterogeneità degli oggetti esposti è assolutamente garantita, perchè si va dai complementi di arredo agli oggetti tecnologici di uso quotidiano: chi non ricordaad esempio il telefono Grillo disegnato da Marco Zanuso!

 

Tutti gli oggetti fanno parte della collezione permanente del Museo della Triennale, ed in moltissimi è presente la tecnologia con tutti i suoi sviluppi nel corso degli anni.

L’operazione ci ha ricordato quella ancora in corso in Germania ed alla quale abbiamo già dedicato spazio, la mostra Panorama di Konstantin Grcic al Vitra Museum: al suo interno il designer ha infatti voluto inserire oltre alle sue opere passate ma anche “future” (sotto forma di bozzetti) anche dei tributi a chi tra i colleghi lo ha maggiormente influenzato nello stile e nel modo di accostarsi al design.
È infatti assolutamente innegabile che per guardare avanti e creare qualcosa di nuovo nessuno può mai dimenticare le basi, non necessariamente ispirazionali ma comunque costitutive della creatività.

Nov 8, 2013
Christian

Tredici sedie mai dipinte da Leonardo

La sedia è uno di quegli accessori di interior design per i quali non si finirà mai di creare ed inventare, anche a rischio di saturare il mercato. Questo perché ciò che non può mai saturarsi è proprio la creatività, che spinge ad esercizi di stile su un mobile che in sé per sé è semplice ed ha un’unica funzionalità, ma proprio per questo ispira varianti infinite per forme, materiali, destinazioni.

Per sottolineare queste potenzialità pressoché infinite, è stata allestita una mostra a dir poco fuori dal comune presso il Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, che sarà visitabile fino al 1° dicembre.
Il titolo della mostra è abbastanza esplicativo: Le tredici sedie mai dipinte nell’Ultima cena di Leonardo.
Innumerevoli le chiavi di lettura proposte su questo tema affrontato senza obblighi di congruenza storica da 13 designer i quali hanno dato sfoggio di inventiva abbinandola e mescolandola con precisi richiami simbolici, ciascuno facendosi carico dell’immaginaria seduta di uno dei 13 commensali.

Così Alberto Biagetti ha interpretato la sedia destinata a Giuda Iscariota, vagamente ispirata alla celebre sedia impagliata ritratta nei dipinti di Van Gogh; dal canto suo, Alessandro Guerriero si è cimentato con l’ospite più famoso, Gesù: ed il figlio di un falegname non poteva che accomodarsi su una sedia in legno grezzo, assemblata in maniera artigianale ed abbastanza spartana.
Una commistione di incroci tra design, arte e fantasia, nella quale ogni creativo, dopo aver presentato in aprile durante il Salone del Mobile gli schizzi dei vari progetti, ha poi riversato nel “prodotto” finito tutti i propri valori ed i significati che da sempre il Cenacolo di Leonardo comunica.

Se volete saperne di più e scoprire tutte le sedie, è online il sito tredicisedie.it con panoramica anche sui designer ed i fotografi coinvolti nel progetto.

Apr 30, 2013
Christian

Lo stile Iosa Ghini in Mostra a Milano

La Triennale di Milano ospita fino al 1° maggio una mostra che omaggia Massimo Iosa Ghini, architetto di spiccato eclettismo, con una selezione di opere che ripercorrono tutti i 30 anni della sua attività.
Elemento caratteristico della mostra, e quindi di tutto l’operato del designer, è il segno, anzi il disegno: tutte le sue opere infatti sono sempre partite su carta ed in due dimensioni, sviluppandosi poi sullo scenario del reale.

Sono così presenti tantissimi dei suoi esercizi manuali su carta a partire da quelli degli esordi fino a quelli più maturi che hanno contribuito a creare lo stile “Iosa Ghini“, messo poi in pratica da aziende come Moroso.
Il suo excursus si è evoluto negli anni con i lavori più disparati che hanno interessato aziende dai settori di attività anche molto distanti, come Ferrari, Superga, IBM, ed in questo percorso cronologico si finisce con l’ammirare le opere della sezione “Sostenibile ma bello” in cui sono raccolti lavori innovativi, di stile prettamente italiano, e caratterizzati da una profonda sostenibilità ambientale.

Non manca un impianto multimediale tramite il quale con filmati d’epoca vengono rievocate le scenografie che Iosa Ghini ha realizzato per popolari trasmissioni RAI.
Nel nostro piccolo abbiamo deciso di omaggiare l’architetto con una sintesi dei suoi lavori più noti, che trovate in questa gallery.

novembre: 2017
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