Feb 27, 2018
Christian

Il compensato: storia, caratteristiche e applicazioni

Dai meno attenti e critici viene erroneamente considerato un materiale povero, di scarso pregio, che non merita di essere destinato a lavorazioni eleganti o che, se proprio utilizzato, va coperto. Stiamo parlando del compensato, un materiale che sin dalla sua invenzione, a partire dalla metà del 1800, ha invece dispiegato subito caratteristiche di eclettismo che lo hanno reso indispensabile per architetti, ingegneri o designers che volessero sperimentare nuove tecniche o azzardare forme meno canoniche.

Non ha pertanto sempre bisogno di essere “nobilitato”, anzi: la sua particolare struttura a strati lo rende impareggiabile per la resa estetica di alcune specifiche lavorazioni che vedremo più avanti, ferma restando una malleabilità che lo fa assurgere a vero protagonista, per la facilità del suo taglio e intaglio in caso di strutture “provvisorie” o per le quali sia preponderante la sostanza, ovvero la capacità portante: si pensi alle scenografie di un teatro o a delle recinzioni.

Ma come si ottiene il compensato?

Ottenuto secondo un procedimento di taglio del legno “a fogli” che vengono poi incollati incrociando le venature, il compensato deve il suo nome proprio alla sua capacità di “compensare” le caratteristiche unidirezionali delle fibre del legno con il loro incrocio ortogonale, il che conferisce una resistenza uniforme alla tavola così prodotta. Tra le essenze sfruttate, troviamo legni quali la betulla, l’abete, il pioppo, ma anche quelle di maggior pregio quali il faggio, senza tralasciare che i più esterni e sottili pannelli possono essere applicati ricavandoli da legnami ancor più nobili quali il palissandro o il noce, per conferire al prodotto finito un’aura più aristocratica.
In questi casi il compensato si definisce impiallacciato.

A quali usi si presta il compensato?

Questo materiale con le sue qualità di leggerezza, resistenza e versatilità permette ancora oggi la creazione di oggetti dal design moderno ed apprezzatissimo che gli sono valsi un importante ruolo anche nella storia del design, con progetti sperimentali come nel caso della sedia DCM realizzata con un innovativo procedimento di stampaggio del compensato: Charles & Ray Eames hanno creato una vera famiglia di sedie con questa tecnica, modellando il legno in forme curve ed aggraziate che sono attualissime ancor oggi non solo per il comfort, ma anche per il fascino estetico.
Far assumere a questo legno le forme volute è stato un vero trionfo di tecnica che ha poi influito in maniera rilevante su tutto il mondo del design, al punto da rendere questa famiglia di sedie giocose, snelle e funzionali una delle più fortunate espressioni del design moderno degna di essere esposta al MoMA.

Un altro progetto degno di menzione e realizzato in compensato è la Poltrona 41 di Alvar Aalto, nota anche con il nome di Paimio e anch’essa esposta al MoMA per l’ingegnosità della sua struttura sagomata. Venne realizzata negli anni 30 del secolo scorso, dimostrando subito che con la sua resilienza il compensato poteva offrire nuovi orizzonti per creare un mobilio a misura d’uomo, caldo nelle sue essenze e di inedita bellezza.

In tempi più recenti, i fratelli Joni e David Steiner si sono imposti all’attenzione generale con il progetto Edie, un set completo di tavolini, sedie e sgabelli interamente composti da pannelli in compensato di grosso spessore che si incastrano tra loro senza giunti o viti per il fissaggio.

L’eclettismo del compensato si dimostra così uno dei pilastri su cui si poggia la scuola del design, e con la sua rivalutazione continua oggi ad essere sfruttato per progetti originali, leggeri e vincenti!

 

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