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Ott 4, 2013
Christian

Un museo dedicato al Carnevale

Gli imponenti lavori pubblici e privati in corso in Brasile, il gigante sudamericano membro del BRICS che ospiterà i Mondiali di calcio l’anno prossimo e le Olimpiadi estive nel 2016 stanno un po’ ovunque stravolgendo i panorami urbani: in tutto il paese sono previste infatti nuove infrastrutture che al di là di quelle strettamente sportive sono altrettanto indispensabili per l’ospitalità da garantire al flusso di visitatori che giungerà da ogni parte del mondo.

Non viene trascurato neanche l’intrattenimento che esula da quello legato alle competizioni, come evidente dal Museum of Image and Sound che sta sorgendo, pur con qualche intoppo e ritardo, sulla spiaggia di Copacabana.
L’interno di questo museo prevederà interi piani dedicati alle tipiche musiche brasiliane come bossa nova e samba, ma anche alla cosiddetta “sottocultura” delle telenovelas, il cui culto è fortemente radicato nel paese a tutti i livelli sociali.
Qualcosa che non può mancare è ovviamente un immortale rito, quell’esplosione di luci, colori e musiche rappresentate dal carnevale brasiliano.
L’edificio è stato progettato dallo studio Diller Scofidio + Renfro, lo stesso “responsabile” di un altro palazzo stupefacente di fronte al mare come l’Institute of Contemporary Art di Boston; in Brasile viene citato, con la maestosa facciata dominata da un motivo a zig-zag un tipo di decorazioni molto in voga nei paesi di lingua portoghese, perchè richiama la “passeggiata a mare”.

In apertura abbiamo accennato ad alcuni ritardi, ed in effetti era previsto che il museo iniziasse a “ballare” alla fine del 2013, ma qualcosa non è andato come previsto con i costi che si sono fatti sentire.
Gli architetti sono tuttavia fiduciosi di completare il tutto in tempo per il calcio d’inizio!

Set 24, 2013
Christian

In edicola i protagonisti dell’architettura

È disponibile in edicola una raccolta di volumi proposta dal Gruppo Editoriale Repubblica/l’Espresso che ha stuzzicato la nostra curiosità: L’architettura, i protagonisti è una collana di 15 volumi monografici dedicati ognuno ad un grande architetto, ciascuno con il proprio stile peculiare con il quale il mondo dove viviamo è stato reso un posto più bello.

La prima di queste monografie è uscita in edicola il 6 settembre, dedicata a Frank O. Gehry, a cui sono seguite quelle dedicate a nomi del calibro di Libeskind, Loos o De Moura. I volumi, corredati come ovvio da un ricchissimo impianto iconografico, sono completati anche da saggi e citazioni degli stessi artisti, molti dei quali sono architetti nostrani che hanno dato lustro al Modernismo italiano e che hanno saputo fondere architettura, design ed urbanistica: un nome su tutti, quello di Franco Albini.
Sarà davvero interessante sfogliare il volume dedicato ad Odile Decq, lo diciamo con un pizzico di “patriottismo” dal momento che si deve a lei il progetto dell’ampliamento del Museo d’Arte Contemporanea di Roma, più noto come MACRO, una delle più prestigiose strutture presenti nella Capitale incentrate sull’arte del ‘900.

L’evoluzione degli stili dell’architettura contemporanea viene in queste monografie perfettamente inserita anche nel relativo contesto storico, ed è questo un altro dei motivi che ci ha spinto a fare spazio in redazione per poter collezionare anche questa collana accanto a quella omonima già distribuita 5 anni fa.

Set 20, 2013
Christian

The Shard London Bridge, il capolavoro di Renzo Piano a Londra

Sorge sulla riva Sud del Tamigi, nella zona di Southwark in prossimità del Tower Bridge, il grattacielo denominato “The Shard” (la scheggia), nuovo capolavoro architettonico del nostro grande Renzo Piano, recentemente nominato senatore a vita in riconoscimento dei suoi meriti in campo artistico.

L’edificio è stato realizzato sulla base della precedente Southwark Tower ed è stato inaugurato nel luglio del 2012. Con un’altezza di 310 metri, rappresenta la costruzione più alta delle città europee dell’Europa occidentale.

La moderna struttura di vetro è caratterizzata da una forma di piramide allungata e presenta 87 piani accessibili da ben 3 ascensori superveloci. Nel grattacielo si trovano uffici, negozi, ristoranti ed appartamenti di lusso e, inoltre, vi è addirittura un albergo a 5 stelle ed i piani inferiori sono collegati con la stazione ferroviaria e con il centro commerciale Hay’s Galleria.
Dalla cima del grattacielo, invece, si gode di una vista mozzafiato e di un panorama a 360 gradi della Capitale britannica. Gli ultimi piani del palazzo rappresentano infatti una delle attrazioni turistiche più visitate di Londra nell’ultimo anno.

L’avvenirista opera architettonica si trova nel quartiere moderno chiamato More London Riverside che ospita anche il nuovo City Hall, il municipio della città, e che costituisce una zona ideale per passeggiate piacevoli lungo il fiume e per momenti di svago grazie ai numerosi ristorantini, bar e pub che in incontrano nella zona.

The Shard si può quindi considerare davvero come uno dei più belli grattacieli del Mondo e rappresenta sicuramente una imperdibile e suggestiva attrazione della Capitale inglese.

Set 13, 2013
Christian

Un nuovo invidiabile equilibrio

Stefan Diez è un industrial designer tedesco al quale numerose aziende internazionali del settore arredo ed interior design continuano a rivolgersi per l’essenziale purezza delle sue creazioni, che partono da progetti che rifuggono qualsiasi formalismo gratuito e puntano decise alla autoproduzione in forme nette, utilizzando materiali puri e non contaminati da decorazioni come vetro, gomma, metallo, legno.

Diez ha da tempo fatto una scelta controcorrente quanto a sede delle sue operazioni: memore probabilmente di tutta l’esperienza acquisita da ragazzo nella falegnameria del padre, nella quale ha dato inizio alle sue prime sperimentazioni, ha trasferito il suo studio proprio in una ex falegnameria nei dintorni di Monaco di Baviera, ma lo ha al tempo stesso trasformato in una casa laboratorio dove gli spazi abitativi sono mescolati con quelli della produzione.
L’esaltazione del principio di contaminazione tra gli stili, ma soprattutto tra la tradizione e l’innovazione, emergono da questo ambiente in cui è facile per la famiglia Diez – completata dalla moglie Saskia, anch’essa designer ma nel settore dei gioielli, e dai loro 3 figli – rilassarsi ma essere al tempo stesso pienamente connessi con tutto il mondo esterno.

Nel suo laboratorio il designer ha tutta la tranquillità necessaria per realizzare i suoi prototipi, quasi sempre a grandezza naturale, seguendo i suoi principi che sanno essere sia classici e fortemente iconici che più innovativi e contemporanei, ed evitando qualsiasi spreco di materiale.
Sono ormai 10 anni che Stefan Diez ha trasferito qui il suo studio ricreando un nuovo equilibrio tra i tempi da dedicare al lavoro e quelli privati, da condividere con la famiglia: non nascondiamo la nostra ammirazione né una punta di bonaria invidia!

Set 10, 2013
Christian

Funzionalità ed arte nella metro di Stoccolma

Nell’arredo urbano contemporaneo una delle caratteristiche che distinguono un lavoro ben riuscito da uno scadente è la funzionalità, e se esiste un popolo che ne conosce l’applicazione dalla A alla Z è senz’altro quello scandinavo, con punte di eccellenza in Svezia.

In una nazione dove la qualità della vita è mantenuta alta anche dalla qualità dei servizi offerti alla popolazione, non stupisce che la capitale, che non raggiunge il milione di abitanti, si sposti quotidianamente ed anche a notte fonda lungo una direttrice di ben 110 km di metropolitana, un servizio urbano del quale una volta constatata l’efficienza, appunto secondo una filosofia orientata al servizio, è stato reso anche accogliente decorando quasi ognuna delle sue 100 fermate con opere d’arte di ispirazione sia classica che contemporanea.

Numerosi gli artisti coinvolti nella realizzazione di affreschi, mosaici ma anche di sculture per delle fermate che sono così diventate anche dei punti di ritrovo, luoghi di aggregazione stimolanti per una cittadinanza che specie nei mesi invernali preferisce ambienti al coperto per ovvi motivi di latitudine.
Uno degli artisti coinvolti è Ulrik Samuelson, sue sono le installazioni nella centralissima fermata del Kungsträdgarden ma anche in tante altre.

In tutte si riflette uno stile ai limiti della psichedelia, con colori accesissimi e sparati che vengono però intervallati da inserti che mescolano anche stili classici, nella ricostruzione degli ambienti che in origine si trovavano in superficie.
Stazioni preziose che sono anche diventate meta dei turisti che visitano Stoccolma, al pari delle altre bellezze della città!

Ago 26, 2013
Christian

Il Compasso d’oro premia la bravura

C’è un premio, istituito nel 1954, che rappresenta il più ambito riconoscimento nel settore dell’industria del design, e il cui intento è proprio la valorizzazione dell’innovazione produttiva. L’idea del Compasso d’Oro fu del grande designer Gio Ponti, e venne patrocinata e messa in pratica dalla Rinascente di Milano.
Il riconoscimento vero e proprio nasce ispirandosi al compasso di Adalbert Goeringer, caratterizzato dalla proporzione aurea.

Successivamente il premio passo sotto l’egida dell’ADI, Associazione per il Disegno Industriale, che dal 1967 ne cura l’organizzazione e l’assegnazione, con cadenza triennale, con complessi criteri di preselezione al fine di individuare i migliori talenti emergenti del design Made in Italy.
La Galleria del design e dell’arredamento a Cantù raccoglie la collezione degli oggetti premiati nelle varie edizioni, che entrano a far parte del patrimonio culturale nazionale.
La prossima edizione è in programma per il 2014.

Lug 29, 2013
Christian

Jean Nouvel arricchisce Roma

Jean Nouvel è un architetto francese noto per le sue capacità di intervento in siti da trasformare e ristrutturare senza cancellarne l’identità originaria: sono famose in Italia le officine Ferrari da lui progettate a Maranello, così come a genova il Padiglione B della Fiera.

L’invito di Alda Fendi è stato per Jean Nouvel l’occasione per debuttare a Roma, con la ristrutturazione del Complesso del Velabro, in una zona di 5000 metri quadri con annessi palazzi Umbertini.
Si tratta di un lavoro particolarmente impegnativo in quanto l’area insiste su importanti vestigia archeologiche, le quali saranno valorizzate e portate alla luce per essere perfettamente integrate negli spazi previsti dal progetto.
La Fondazione Alda Fendi Esperimenti ha scelto quest’area per dedicarla all’arte contemporanea, articolando nel complesso gli atelier creativi, spazi espositivi, ed anche residenze per  gli stessi artisti, allo scopo di promuovere la ricerca artistica.
Nouvel si è perfettamente calato nella parte, proprio con l’intento di prolungare la vita dei resti del passato proiettandola sul presente, in una composizione architettonica che prevederà l’interscambio tra le epoche, molto diverse tra loro quanto a stili, ed enfatizzando volutamente il gioco di contrasti.
L’arte e l’architettura contemporanea andranno così a sovrapporsi al passato senza per questo fagocitarlo, il tutto in piena continuità con il pensiero del maestro il quale crede molto nella ricchezza di quanto nei secoli si è sedimentato nelle città.

Sarà uno spazio fruibile ed aperto al “popolo”, il vero destinatario del lavoro di Nouvel secondo le sue stesse parole, che esprimono sempre il suo desiderio di mediare tra lo spazio e gli uomini.
Si prevede che il complesso potrà vedere definitivamente la luce alla fine del 2014: Alda Fendi ha già manifestato il suo entusiasmo e la sua impazienza verso questo progetto abbastanza fuori dagli schemi.

Questa operazione ci ricorda molto da vicino l’intervento sulla Biblioteca Hertziana di cui vi abbiamo parlato alcune settimane fa, con l’immissione di elementi architettonici moderni e contemporanei in un substrato antico da proteggere e valorizzare.

Lug 25, 2013
Christian

Gae Aulenti è in mostra a Milano

Se ci dispiace tornare a parlare di Gae Aulenti è solo perché meno di un anno fa questa figura indimenticabile nella storia dell’interior design e dell’architettura non solo italiana ci ha lasciati: ma continuare ad ammirare le sue opere è per noi il modo migliore per celebrarne la grandezza.

Lo fa anche la stupenda mostra inaugurata lo scorso aprile al Triennale Design Museum di Milano, ed in corso fino al prossimo 8 settembre, che si concentra soprattutto sugli oggetti di design più rappresentativi del genio di un’artista che ha saputo segnare un’epoca con la sua ispirata creatività.
Si tratta di una retrospettiva da non perdere perché ripercorre il periodo 1962-2008 attraversando quindi tutta l’evoluzione del suo pensiero e della sua visione di arte.

Gae Aulenti Gli Oggetti Gli Spazi” è il titolo di questo allestimento, il che chiarisce come oltre ad oggetti di interior design la mostra intenda esplorare anche gli spazi interni creati dall’architetto, attraverso un ricchissimo patrimonio iconografico.

Lug 19, 2013
Christian

Prouvè in mostra, dal mobile alla casa

Laurence e Patrick Seguin sono due collezionisti d’arte, marito e moglie, che negli anni ’80 hanno scoperto l’estetica unica e la maestria nella realizzazione dei mobili di Jean Prouvé, il quale per crearli applicava gli stessi principi dell’architettura.
Oggi la coppia ha messo la propria collezione a disposizione della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino, per una mostra temporanea, in corso fino al prossimo 8 settembre, dei più rari complementi d’arredo e prototipi realizzati da questo architetto-designer fra i massimi esponenti del settore nel XX secolo.

Una passione per Jean Prouvé – Dal mobile alla casa” – questo il titolo della mostra – include dei pezzi davvero eccezionali come la poltrona che l’artista aveva destinato alla cittadella universitaria di Nancy, per citare solo uno dei manufatti.
Prouvé fu tra i primi a sperimentare per l’interior design la saldatura della lamiera di metallo, essendo anche un convinto sostenitore dell’industrializzazione. La sua particolarità, come detto, era l’applicazione delle stesse logiche costruttive ed architettoniche alle case come ai mobili: a dimostrazione pratica di questo concetto, sul tetto dello scrigno del Lingotto che ospita la Pinacoteca è stata montata la casa in alluminio Maison Metropole, un progetto di architettura prefabbricata e mobile che fruttò a Prouvè consensi e riconoscimenti.

Va sottolineato che il main sponsor della mostra è un marchio della stessa città di Torino, quel Borbonese che crea raffinate pelletterie e che ha sempre avuto nel DNA una predisposizione per le arti visive e grafiche più moderne.

Lug 16, 2013
Christian

Richard Meier, cantore del bianco

La coerenza nei lavori espressa da Richard Meier è una caratteristica che ha contraddistinto tutti i 50 anni di attività del suo studio, che vengono celebrati in una mostra presso la Fondazione Bisazza, nei pressi di Vicenza, in corso fino al 28 luglio.
Meier, pur essendo nato negli USA, si è formato nel suo stile di designer ed architetto alla scuola europea, dove ha incrociato il pensiero di Le Corbusier proseguendone le ispirazioni e le tematiche, al punto da fare del bianco e della luce suoi veri tratti distintivi in tutte le installazioni, presenti in tutto il mondo e con chiari richiami ad una scuola mediterranea.

Ne sono evidenti esempi il Getty Museum a Los Angeles o il MACBA – Museo di Arte Contemporanea di Barcellona, ma anche in Italia Meier ha diffuso la sua dialettica estrema tra l’esterno e l’interno di un edificio, come nel caso del Museo dell’Ara Pacis a Roma o del Villaggio residence a Jesolo Lido.

La mostra è in realtà l’occasione per evidenziare il particolare legame dell’architetto con gli spazi privati e le abitazioni, perché numerosissimo ed assortito è il campionario di sue creazioni di accessori per la tavola come stoviglie, posate, vassoi.
Tanti piccoli oggetti che testimoniano e confermano in primis la sua predilezione per il bianco e la luminosità, e la sua capacità progettuale nell’essere artista a tutto tondo, dai piccoli dettagli fino agli edifici mozzafiato.

Lug 5, 2013
Christian

Alloggi cubici nel parco cittadino di Berlino

Il progetto di un hotel all’aria aperta ha avuto bisogno di alcune autorizzazioni e di un contratto di locazione, per cui dal momento in cui 3 ragazzi tedeschi l’hanno pensato sono trascorsi alcuni anni prima di metterlo in pratica.
Oggi lo Scube Park Columbia è una realtà, ed occupa 2800 metri quadri a Berlino, nel quartiere Neukölln.
L’idea in realtà fa pensare più ad un campeggio, visto che non mancano i bagni comuni, una zona adibita al barbecue, e soprattutto tanto, tanto verde, oltre ad una piscina all’aperto riservata agli ospiti.

Le similitudini però terminano qui, perché nell’area sono stati distribuiti 30 cubi in vetro e legno al cui interno si ritrovano tutti i comfort di camere d’albergo in formato mini!
Ciascuno dei cubi è pensato per soddisfare esigenze diverse: c’è quello per il singolo, magari in viaggio d’affari, che vuole però distrarsi quando non impegnato in incontri o cene di lavoro; fino agli scubes (questo il nome degli alloggi) con più posti letto, per le famiglie o gruppi.

Questa soluzione architettonica ci ha incuriosito un bel po’ anche perché siamo amanti del campeggio in senso stretto, e perché nel suo allestimento è stata seguita una linea di condotta molto rigorosa fatta di scelte eco-friendly per un bassissimo impatto ambientale, sia nell’approvvigionamento delle materie prime necessarie che nella loro messa in opera.
È già in cantiere l’obiettivo di esportare questo progetto anche in altre zone della Germania.

Lug 2, 2013
Christian

La Mela si sposta verso il centro città

Gli Apple Store diffusi in tutto il mondo possono essere definiti dei negozi fotocopia, al punto che il loro design è stato brevettato dal marchio proprio all’inizio del 2013. La loro struttura architettonica è sempre quella, riconoscibilissima, che possiamo ritrovare nel più celebre, quello della 5th Avenue di Manhattan, e che è stata via via replicata in tutto il mondo in ben 14 paesi, da Shangai a Parigi: mobili in legno, un grande tavolo rettangolare che occupa la sala, e pavimenti in pietra serena.

Questo stesso concept arriverà alla fine del prossimo anno anche al centro di Roma, proseguendo quindi nella strategia volta a spostare gli Apple Store in Italia dai centri commerciali spesso troppo fuori mano al cuore delle città, nei centri storici, come avvenuto due anni fa a Bologna e come confermato dai lavori in corso nella Capitale in Palazzo Marignoli, in prossimità di Via del Corso, per uno store su due piani di ben 2500 metri quadrati.
Un tratto caratteristico dell’allestimento di questi punti vendita è la necessità per gli avventori di spostare i computer per poterli usare e testare: l’intento è proprio quello di costringere a diventare consapevoli del peso e della maneggevolezza dei diversi device.
È possibile usarli, testarli, anche stressarli, senza che nessun assillante commesso chieda se serve aiuto: il loro intervento si limita al momento in cui viene richiesta una consulenza.
Altro tratto caratteristico di questi store è la presenza dei Genius Bar, spazi espressamente dedicati all’assistenza ed alle riparazioni.

A Roma sembra che non sarà riprodotto il grande cubo di vetro che personalizza lo store di New York, ma siamo certi che tantissimi appassionati saranno pronti a celebrare l’evento della sua apertura mettendosi in fila già dalla notte e prendendolo d’assalto, come accaduto altrove: sta qui il segreto di un marchio che focalizza tanta attenzione da parte degli irriducibili della mela morsicata da fatturare nei suoi 400 punti vendita mondiali la bellezza di 16 miliardi di dollari l’anno.

Giu 28, 2013
Christian

Quando Bracciodiferro sfidò il design

Scardinare la logica del design e dell’arredamento di interni può sembrare un’attività di gran moda nel terzo millennio, stante la continua proposta di pezzi unici artigianali ed a volte sperimentali, tuttavia una mostra itinerante che ha avuto una sua prima tappa a Milano presso la Biblioteca di Santa Maria Incoronata vuole ricordarci che già negli anni ’70 un gruppo di creativi italiani ebbe delle idee di questo tenore, mettendo insieme le loro capacità per fondare l’azienda Bracciodiferro.
Gaetano Pesce e Cesare Cassina furono tra i soci fondatori, mentre Alessandro Mendini aggiunse in un secondo momento i suoi contributi.

Il concetto di partenza era semplice, si volevano realizzare oggetti che fossero stabili ed immutabili e che restituissero il principio di durevolezza nel tempo, realizzandoli quindi con materiali pesanti e resistenti.
Scopo degli oggetti realizzati non è mai stato quello di assolvere specifiche funzioni, ma molto più prosaicamente l’intento era quello di spiazzare e fare soltanto scena. La negazione assoluta del “Form Follows Function” quindi, con la creazione di progetti di finto arredo o se si vuole di non-arredo: tutti concetti esplicitati chiaramente anche nei comunicati stampa dell’epoca, raccolti e riproposti insieme ad un imponente repertorio fotografico nel catalogo della mostra itinerante edito da Silvana.

È la prima volta che tale arredo scenico viene raccolto in una esposizione aperta al pubblico, e la decontestualizzazione dei singoli oggetti posti negli ambienti col chiaro intento di sconvolgerli è felicemente riassunta dalla lampada Moloch, eletta manifesto iconico di tutta la mostra. È infatti semplice intuire la sensazione di spiazzamento di chi si trovi di fronte una struttura che, ricalcata sulle forme una lampada da tavolo, è però di dimensioni colossali come suggerisce il nome stesso; ma anche elementi come la scrivania Arca o la serie di tavoli e sedute Golgotha, con i loro dichiarati riferimenti al vecchio testamento, vogliono risvegliare un senso di pathos suggerendo un uso spirituale e non materiale dell’oggetto stesso.
Non si può poi dimenticare il tavolino Voragine di Mendini, con la sua crepa che lo rende inutilizzabile ma che spara davanti agli occhi l’idea delal rottura della crosta terrestre.

Più che di design, ci sembra quasi di parlare  di installazioni di arte contemporanea, in cui il concetto che l’opera vuole suggerire è più importante dell’opera stessa o della sua bellezza; sta di fatto che uno dei padri del progetto Bracciodiferro, Cesare Cassina, è attivo ancor oggi nel settore dell’architettura d’interni con la sua ben nota azienda, e siamo certi che tante idee fortunate alle quali è pervenuto ai giorni d’oggi gettino le radici in questi prodotti di test degli anni ’70.

Giu 6, 2013
Christian

A New York le cabine telefoniche del futuro

Un pezzo di storia di New York si prepara ad andare in pensione nel 2014: 11 mila cabine telefoniche, spesso protagoniste della vita quotidiana ed anche dei film girati nella Grande Mela verranno infatti dismesse, essendo diventate obsolete nell’epoca dei cellulari e degli smartphone.
Il sindaco Bloomberg ha così deciso di rinnovare l’arredo urbano della città indicendo un concorso volto a raccogliere proposte e soluzioni: i prototipi che la giuria ha visto recapitarsi da parte dei migliori designer statunitensi sono stati oltre 100, e difficile è stato selezionarne appena 6 da mandare poi alla sfida finale per decretare il modello scelto, svoltasi sulla pagina ufficiale Facebook del comune di NY.

I 6 finalisti hanno primeggiato nelle categorie creatività, visual design, impatto sulla comunità, funzionalità e connettività: alla fine l’ha spuntata il NYFi progettato dalla Sage and Coombe Architects, pensato come una colonna di circa 3 metri di altezza con un gigantesco touchscreen al centro, che tra le caratteristiche si segnala per la polifunzionalità.
NYFi non è infatti solo un semplice telefono, tra l’altro in modalità free phone, il che manda in soffitta anche il concetto di pay phone; è collegamento Wi-Fi gratuito, stazione meteorologica, distributore di biglietti della metro, mappa digitale ed altro ancora.

Tutti i progetti finalisti in realtà hanno degli aspetti interessanti, ma quello che ha particolarmente entusiasmato Bloomberg è la possibilità di impatto zero, ovvero l’autoalimentazione grazie alla luce solare.
I newyorkesi sono ansiosi di accogliere questa grande novità tra le loro strade, una sfida che proietta una volta di più la metropoli nel futuro!

Mag 10, 2013
Christian

Nell’Hangar Bicocca l’arte trova terreno fertile

Milano è stata nei decenni importantissima sede per i movimenti artistici di avanguardia comprendenti tutte le forme figurative, basti pensare allo spazialismo di Lucio Fontana, il quale incredibilmente non ha un luogo espositivo in città univocamente dedicato alle sue opere.

Sotto questo aspetto Roma, con il suo grande Museo di Arte Contemporanea, si pone ancora alcuni passi avanti rispetto al capoluogo lombardo, tuttavia esistono delle installazioni a Milano che fanno ben sperare in prospettiva futura.
Una di queste è l’Hangar Bicocca, ricavato all’interno delle ex officine della Ansaldo Breda tramite un processo di conversione finanziato in parte anche dalla Pirelli.

L’Hangar, realizzato nel 2004, si propone come luogo dedicato alla produzione e promozione dell’arte contemporanea e si fregia di una installazione del tutto fuori dal comune, chiamata “Le Sette Torri Celesti“.
Il numero 7 è importantissimo nella mistica e nella cultura ebraica, alla quale l’autore Anselm Kiefer si è ispirato per un’opera che vuole rappresentare un simbolico viaggio di iniziazione spirituale.
Queste torri, altre tra i 14 ed i 18 metri, riportano volutamente i segni di un luogo violentemente disastrato essendo state messe in piedi utilizzando elementi residuali.

All’interno dell’Hangar, vero spazio di interscambio culturale e sociale, sono presenti, oltre ad un immancabile bistrot, numerosi laboratori ed un’area polifunzionale i cui lodevoli fini culturali possono guidare ad interessanti riflessioni su tutte le tematiche architettoniche suggerite.

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febbraio: 2020
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