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Giu 3, 2014
Christian

Nuovo Design Italiano, in un saggio tutte le categorie

Ha davvero ancora senso oggi parlare di design come se fosse qualcosa di vivo e soprattutto? Se lo è chiesto Chiara Alessi nel suo saggio edito da Laterza, che in 160 pagine si propone come guida ai limiti della tassonomia su tutto il design italiano dei cosiddetti Anni Zero, giungendo ad una risposta totalmente affermativa.

Appassionati ed addetti ai lavori non potranno fare a meno di leggerlo, perché la presenza culturale del nuovo design italiano di tutti gli ultimi 20 anni è indiscutibile ed articolatissima, anche se attraversa al tempo stesso una fase di crisi di identità proprio per le innumerevoli facce che ha assunto.
L’autrice le ha categorizzate, suddividendo le tendenze in altrettante scuole, tra le quali spiccano quella dei Retro Chic e dei Soft Pop, che applicano ed adattano un codice stilistico che affonda le radici negli anni ’90 e caratterizzato da firme riconoscibili; abbastanza affini sono i Neopost, che esaltano e proseguono l’attività di grandi maestri del passato; oppure ancora gli Empiristi, coloro che badano più alla materia utilizzata che all’oggetto in sé, ed al tempo stesso esaltano l’importanza della serie rispetto al singolo oggetto in essa contenuto.

Queste sono solo alcune delle scuole individuate, ma vi suggeriamo davvero di scoprirle tutte immergendovi in questo breve saggio in grado di fornire uno schema preciso della progettazione e del design industriale Made in Italy più recente e di tutta la sua vivace eterogeneità.

Apr 23, 2014
Christian

La grande risorsa della soffitta!

Il desiderio di cambiare casa a volte è dettato da semplici esigenze di spazio, perché magari la famiglia si è allargata, oppure sono cambiate le abitudini di vita o di lavoro per cui si rendono necessari nuovi ambienti.
Chi ha la fortuna di possedere un immobile, ed ovviamente ci riferiamo a quelli ubicati all’ultimo piano degli edifici, può a priori scartare l’ipotesi di venderlo per acquistarne un altro: gli basta riqualificare e valorizzare quello già in suo possesso, sfruttando spazi quali mansarde o soffitte!

Sono spesso ambienti inutilizzati e sprecati, semivuoti oppure dove si tende ad accumulare cianfrusaglie. L’azienda Velux propone delle soluzioni fatte apposta per dare una nuova – e vera! – vita, trasformando una soffitta in una nuova stanza da vivere con semplicissime finestre per tetti.
Queste in primo luogo riescono ad illuminare meglio l’ambiente, e con una luce che arriva più in profondità perché non dipende dalla variabile orientamento; a ben vedere quindi, recuperare e sfruttare un sottotetto non significa solo guadagnare spazio e migliorare la qualità della vita, ma anche risparmiare sui costi della corrente elettrica usufruendo molto meglio della luce naturale!
Le finestre proposte da Velux inoltre aumentano l’efficienza energetica della casa, perché isolano molto meglio da caldo e freddo consentendo un controllo molto più diretto sulla temperatura degli ambienti; il cosiddetto “effetto camino“, inoltre, che si attiva in presenza delle finestre per tetti, garantisce un migliore ricambio dell’aria perché quella calda e più leggera tende ad uscire verso l’alto facendo spazio ad aria nuova!

Ristrutturare si rivela così un’attività che va a toccare tantissimi aspetti della nostra vita, e non va dimenticato che sono stati prorogati fino al 31 dicembre 2014 i termini per la detrazione Irpef al 50% per simili interventi…detrazione che sale addirittura al 65% se gli interventi sono finalizzati ad una migliore efficienza energetica!

Mar 6, 2014
Christian

Architettura esemplare…e premiata

Apporre la propria “firma” sulle proprie opere architettoniche sembra essere diventata una sorta di deprecabile moda da parte di alcuni progettisti, i quali puntano a lasciare un segno riconoscibile del proprio stile, caratteristica che secondo noi è più ascrivibile alle griffe dell’alta moda.
Resistono però delle sacche di “responsabilità” anche tra le nuove leve dell’architettura, che preferiscono valorizzare le vere ragioni alla base di un progetto, in primo luogo la sua capacità di essere in sintonia con lo spazio circostante. Ed è un piacere quando simili personalità vengono riconosciute e premiate e sono italiane!

È il caso dello Studio Tamassociati di Venezia, insignito del premio Aga Khan per l’architettura per l’ospedale di Khartoum in Sudan, commissionato da Emergency.
I 3 progettisti coinvolti sono partiti da un criterio basilare, l’eco-compatibilità, ed hanno dovuto fare i conti con le risorse energetiche della zona per mettere in piedi un ospedale che fosse il più possibile autosufficiente, e che rispettasse un territorio già ampiamente disastrato.
Tutti i materiali provengono dall’area circostante, la fibra vegetale locale è stata sfruttata sia per schermare l’edificio dal sole che per molte delle rifiniture.
Una macchina termica a bassa tecnologia, che oltre a fondersi perfettamente con l’ambiente in cui è immersa senza stonare ottiene il risultato di mantenere fresco l’ospedale.

Un progetto esemplare del quale parliamo con grande piacere non solo per la paternità italiana ma anche per le sue finalità, quelle relative ad Emergency.

Feb 21, 2014
Christian

Un loft di Brooklyn con vista mozzafiato

Il punto di partenza per il loft che esploriamo oggi è stata una classicissima tabula rasa: un edificio industriale dismesso che è stato trasformato da laboratorio in palazzo residenziale.
In questo appartamento la padrona di casa ha voluto mantenere ben evidente l’origine dello spazio in cui ha scelto di vivere, lasciando intatte le lastre in cemento sul pavimento che sono state sottoposte solo ad un lavoro di resinatura, mentre alle pareti troviamo piastrelle il cui gres ha un gradevole effetto da metallo ossidato, che richiama lo stesso tema “industrial“.

I materiali e le caratteristiche originarie sono stati rispettati grazie all’intervento dell’architetto Skip Boling, rinomato proprio perché le sue progettazioni rispettano il vissuto e l’esistente e lo riqualificano, anche secondo dei ferrei principi di bio-compatibilità; inoltre, Boling è famoso anche per il ruolo primario che assegna alla vivibilità di un ambiente, nel quale tende sempre a ricreare atmosfere confortevoli grazie alla sua tecnica architettonica ma al tempo stesso molto gradevoli all’occhio.
L’eclettismo di questo appartamento in cui al già citato industrial si affianca uno stile volutamente minimal è enfatizzato anche dall’arredamento, quasi tutto proveniente da mercatini e negozi di usato di New York: oggetti essi stessi “vivi” e vissuti, con una storia ben precisa.
C’è un piccolo grande dettaglio di cui ancora non vi abbiamo parlato: il loft, posizionato al decimo piano di questo edificio di Brooklyn, gode di un panorama unico ed invidiabile, un vero valore aggiunto, perché affaccia sul Lower East Side di Manhattan con vista sul ponte di Williamsburg!

E voi? A queste condizioni, per ottenere una simile inestimabile vista vi sobbarchereste tutto l’impegno per progettare ed allestire un appartamento così laborioso ed inusuale?

Feb 18, 2014
Christian

Un prezioso workshop artigianale

Quando si concentra la propria produzione su collezioni di lusso ma totalmente artigianali, come nel caso del marchio Fontana Milano 1915, ci si può anche discostare, nello stabilire la propria boutique, dal canonico quadrilatero della moda.
Ed a quel punto ci si può sbizzarrire, disponendo di un edificio di 3 piani, nell’allestire un atelier che è anche un workshop, posizionandolo nel cortile ed a stretto contatto con uffici e laboratori di design.
Fontana ha voluto mettere tutti a contatto: i clienti, gli stilisti e gli artigiani, permettendo ai primi di assistere alla lavorazione e di scegliere in tempo reale la customizzazione della propria borsa come manufatto unico.

Il contesto è quindi irripetibile, anche perché per arredarlo sono stati scelti materiali altrettanto pregiati di quelli necessari per le borse, con toni caldi ed equilibri tra forme e volumi.
Un design ricercato dove l’inventiva è assoluta protagonista per definire un concept del tutto in linea con l’identità della maison, e che è stato realizzato dall’interior designer Silvia Massa equilibrando colori e trasparenze in un progetto ambiziono ed anomalo la cui visita ci sentiamo di consigliare a tutti, per regalarsi un’incursione in uno shopping milanese meno convenzionale e più eclettico.

Ciò che amiamo del marchio Fontana 1915 è proprio l’imperfezione delle sue splendide borse, perchè testimonia che sono opere lavorate dall’uomo con passione.

Feb 4, 2014
Christian

In libreria una guida per un “Cool interior design”

Se ci segui da tanto sai che spesso ci piace compiere delle incursioni in libreria per scoprire nuovi volumi dedicati alla nostra grande passione, l’interior design: oggi te ne consigliamo uno, edito da L’Ippocampo, che contiene un autentico manifesto su come arredare in maniera “cool” il proprio appartamento, seguendo piccoli semplici consigli per rimediare ai più banali errori commessi per abitudine o distrazione.

Il titolo è elementare, Home, mentre l’autrice, India Mahdavi, è designer tra i più apprezzati dell’epoca contemporanea, ed ha infarcito le pagine della sua opera con dei classici trucchetti, articolati secondo uno schema antitetico: o No.
Per fare qualche esempio, India intima a tutti i suoi lettori di rimuovere immediatamente la TV dalla libreria, che non può in nessun caso ospitare un simile elemento in disaccordo con il design del salotto, nel quale andrà quindi trovata una posizione meno “invadente”.
Ma i suoi consigli non si fermano all’interior design puro e semplice, come ad esempio per il lampadario che non deve mai essere sovradimensionato rispetto alla stanza che lo ospita; le istruzioni per l’uso della designer arrivano anche a tavola, dove sono vietate le candele profumate ma sono ammesse ed anzi incentivate le stoviglie differenti tra loro. Lo sappiamo, stai storcendo il naso, ma pensaci bene…si tratta di casa tua, dove un tocco di kitsch è solo emblema di originalità, oppure di uno showroom dove tutto per definizione deve essere perfetto?
Il messaggio che vuole trasmettere il libro sta tutto in questa semplice domanda, un invito a ricreare ambienti che siano personali e che riflettano la tua indole!

Se anche tu nei tuoi ambienti hai piccoli e grandi elementi che li personalizzano e che sfidano i preconcetti, facceli conoscere, su NonSoloArredo!

Gen 7, 2014
Christian

Cassina, firma che coniuga estro e serialità

La cultura industriale e quella delle lavorazioni artigianali contraddistinguono il nome dell’Italia in tutto il mondo, per la vitalità di aziende come Cassina, che esporta interior design dallo stile tutto tricolore.
L’azienda di Cesare Cassina ha sempre privilegiato e valorizzato la cultura del progetto, realizzando prodotti di gran gusto estetico ed armonico figli di scelte industriali e non solo fatte sui materiali, sulle tecnologie, sulle architetture, e non si è mai sottratta alle collaborazioni ed alle contaminazioni.

Un esempio viene dall’accordo stipulato negli anni ’60 con gli eredi del grande architetto Le Corbusier, accordo con il quale si sono raggiunte vette fondamentali per il design italiano.
Tale operazione fu suggerita a Cassina da Dino Gavina, imprenditore e collezionista il cui mecenatismo nel settore ha favorito la nascita di marchi come Simon.
Adesso Cassina ha acquistato proprio questo marchio, assorbendo così nella propria collezione progetti in grado di fondere unicità dei pezzi e loro produzione seriale, lavorati con l’ausilio della meccanica industriale senza per questo tradire i principi della lavorazione artigianale.

Simon raccoglie numerose firme di spicco del design industriale, con una potenzialità pressoché infinita. Questi oggetti con i quali le rette parallele e solo apparentemente inconciliabili dell’opificio e dell’estetica riescono a trovare un vero punto di incontro, con un gusto tutto italiano, sono visibili nei loro allestimenti e sul sito Simon.

Dic 26, 2013
Christian

Un negozio “fantasma” a Parigi

Un concept a dir poco originale, che lo studio Architecture & Associés ha definito “architettura fantasma“, è stato ideato e messo in pratica per la nuova boutique parigina dell’accoppiata di stilisti olandesi Viktor&Rolf, in Re Saint-Honorè.

In 500 metri quadrati di negozio tutto, dagli archi a volta sul soffitto fino agli espositori ed agli scarni elementi decorativi di gusto vagamente neoclassico, è stato ricoperto in feltro grigio, al fine di ottenere uno shop “invisibile”.
L’impatto di forte austerità è senza dubbio maggiore al piano terra, per la maggiore estensione dello stesso, e l’effetto ottenuto è assolutamente in linea con gli obiettivi primari di chi, parlando più in genere, allestisce qualsiasi boutique o punto vendita: gli elementi di arredo negozi fanno da sfondo neutrale, non vogliono essere loro a catturare l’attenzione ma la fanno focalizzare sui capi e sugli articoli esposti. Tutto così viene messo in luce e valorizzato, dai colori alle forme fino ai materiali, in una cornice evocativa generata da questo concept rigoroso.

Il desiderio di questo tipo di shop era già ben formato tra le richieste degli stilisti: chiedevano come detto “l’invisibilità” della boutique, che fosse relegata al ruolo di mero strumento seppur di gran classe; una simile vetrina, con il successo che sta riscuotendo, ha già  pronte delle emulazioni che esporteranno questo concept arredativo anche oltreoceano.

Dic 17, 2013
Christian

L’architettura al servizio della scienza

Le grandi firme dell’architettura vengono raramente prese in seria considerazione quando si ha l’esigenza di intervenire su luoghi votati alla scienza e che prevedono progetti di alta tecnologia: questo perché, a torto, non vengono considerate in grado di leggere correttamente tutte le peculiari esigenze di questo tipo di spazi, i quali devono sottostare a tutta una serie di precise e rigidissime norme e rispondere a specifici criteri funzionali.

In Spagna, precisamente nei Paesi Baschi, la società Arteche ha scelto di andare controcorrente per la realizzazione del suo Laboratorio di Altissima Tensione nella città di Mungia, affidandosi ad uno studio di architetti nazionale tra i più importanti al mondo, ACXT, ed ottenendo in cambio un risultato che deve far ricredere circa le ritrosie cui accennavamo in apertura.

Il Laboratorio, recentemente inaugurato, è uno dei luoghi più avanzati al mondo dal punto di vista tecnologico per lo studio e la misurazione di materiali elettrici e di componenti ed impianti legati al tensioni mostruose: si parla di valori fino a 1200 kilovolt, per i quali sono stati ad esempio necessari i globi a superficie specchiata montati nella Gabbia di Faraday, il cuore pulsante del laboratorio, posizionata nella navata centrale.

Non mancano certo gli spazi di accoglienza, quelli operativi e di riunione, tutti allestiti con l’approccio innovativo che ha fatto le fortune dello studio ACXT, caratteristica che giunge poi alle sue vette se ammiriamo gli esterni dell’edificio, che richiamano le operazioni svolte al suo interno sfruttando fogli in leghe di metallo a comporre le pareti che cambiano colore a seconda del punto di osservazione: l’effetto specchio di queste pareti increspate va a compensare una certa dose di “estraneità” dell’intero complesso rispetto all’ambiente circostante, e lo fa apparire meno fuori scala.

Dic 12, 2013
Christian

Da Weitzman il trionfo dell’architettura fluida

Rendere un marchio inequivocabilmente riconoscibile anche sfruttando elementi o concetti comuni all’interno degli store monomarca è uno dei più redditizi stratagemmi non solo in fatto di vendite, fattore di certo preponderante quanto a rilevanza, ma anche per ottenere consensi e cospicui ritorni d’immagine fondamentali per l’autorevolezza del marchio.
Così, collegare indissolubilmente un determinato concept ai propri store oltre che ai prodotti è diventato l’obiettivo anche dello stilista Stuart Weitzman, che per il suo store di Milano si è affidato alle sapienti mani e matite dell’architetto/designer forse più creativo e famoso tra le nuove leve, almeno considerando coloro che risentono degli influssi e dei richiami del Mediterraneo, come Zaha Hadid.

L’alta moda è infatti sempre più connessa alle star dell’architettura, quelle che posseggono le necessarie chiavi di interpretazione per fondere funzionalità ed estetica con risultati sorprendenti, come questo concept in cui si ritrovano elementi peculiari che saranno riprodotti nelle successive boutique un po’ in tutto il mondo, portando anche in altri continenti gli elementi di arredo negozi dai contorni fluidi e che sembrano quasi liquidi pensati da Hadid.
I materiali scelti sono i più all’avanguardia, ed ammantano tutto l’ambiente di un’atmosfera hi-tech, fatta di display che si trasformano in sedute e di una serie di moduli interscambiabili il cui scopo è proprio essere adattabili a tutte le sedi.

Gli interni di pregio sono così suddivisi in tante sezioni dalle linee morbide, tutte perfette per incarnare lo stile di Weitzman e dei suoi seducenti stivali, 280 metri quadri in cui materia e geometria si fondono in un trionfo di ergonomia architettonica.

Nov 1, 2013
Christian

Gufram, capofila del design futurista

Il marchio tutto italiano Gufram ha trascorso un certo periodo sotto le insegne di Poltrona Frau, ma da un paio di anni è tornato “a casa”, in Piemonte, proseguendo nel suo percorso fortemente influenzato dalle avanguardie artistiche che hanno portato numerosi suoi pezzi a meritarsi l’esposizione nei principali musei di arte moderna del mondo.

Come non citare icone del design contemporaneo come l’appendiabiti Cactus o il salotto Colonna, veri capolavori futuristi in cui il progetto industriale ha subito la contaminazione dell’estro artistico, quello dei designer chiamati volta per volta alle sfide proposte da Gufram.
Abbiamo raccolto in una interessante photogallery sulla nostra pagina Facebook tanti esempi  del design Gufram, e vi consigliamo di sfogliarla per farvi un’idea concreta di come il catalogo storico di questo marchio abbia saputo conquistarsi una posizione di unicità.

Nel nostro articolo odierno vogliamo parlarvi di uno degli ultimi lavori firmati Gufram, il tavolo Bellaforza! che il designer Denis Santachiara ha ideato come complemento di arredo atipico e dalla forte connotazione figurativa di ispirazione futurista. I suoi sostegni sono delle gambe stilizzate disposte in opposizione, come se stessero correndo in direzione contraria: il metallo che le compone va a sostenere l’ampio piano di cristallo che congela una situazione di stasi, come se fosse un orizzonte fisso.
Oltre il ripiano, che le gambe sembrano attraversare, la figura geometrica dei sostegni prosegue in due vasi complementari che possono essere anche utilizzati per conto proprio. L’impressione che si ricava dal progetto è quella di una grande forza cristallizzata in un unico eterno attimo.

Ott 29, 2013
Christian

Immersi in un collezionismo vintage

Ci avventuriamo oggi per le stradine della campagna belga per scoprire, dietro un muro di bambù ed il fitto fogliame di un boschetto, la villa in stile modernista che una coppia di collezionisti ha scelto di arredare ispirandosi alla loro passione comune, il design di metà ‘900.

Ciò significa che tutto l’ambiente è permeato da richiami vintage, come i mobili di Hans Wegner (celebri il tavolo e le sedie Hjerte) spesso recuperati da mercatini locali.
Ciò che sbalordisce è l’imponente presenza di vasi in gres, tutti provenienti da manifatture del nord Europa e scelti nel corso degli anni, ad uno ad uno, mai in base al loro valore ma solo per le sensazioni estetiche suscitate nell’affiatata coppia.
I vasi sono disposti in tutti gli ambienti, arredati con uno stile molto sobrio ed arioso, e sono anche raccolti secondo le diverse sfumature cromatiche ad evidenziarne le forme che a volte risultano essere quasi ipnotiche.

Una villa che sembra un luogo da sogno e sospesa nel tempo, ma che esiste realmente in una quiete agreste che stimola la fantasia.

Ott 22, 2013
Christian

Karim Rashid porta la sua sinuosità al bar

I colori e le linee di Karim Rashid sono ben noti per la loro originalità e diffondono la loro energia positiva in tutti gli ambienti disseminati per il mondo che il designer egiziano ha progettato.
Il suo approdo in Italia si deve alla catena alberghiera NH Hoteles, che gli ha commissionato il restyling del bar nHow all’interno del suo Hotel di Milano: il locale è così stato arredato affidandosi a 4 diverse aziende che hanno realizzato quanto Rashid ha progettato su carta, mescolando tutte le influenze mediterranee raccolte nei suoi frequenti viaggi.

La passione e l’energia trasmesse da un colore come l’arancione che stimola al contatto umano sono il vero leitmotiv di tutto il locale: lo ritroviamo alle pareti e sulle controsoffittature, ma anche sugli sgabelli per il bancone.
L’altro tema comune è rappresentato dalle caratteristiche forme sinuose che firmano le sedie – di un vibrante color lime – ed i tavoli, per i quali è stata realizzata una speciale grafica a linee curve concentriche stampata su pellicola con tecnologia HP.

Per finire e completare l’ambiente, l’illuminazione, che doveva per forza di cose essere all’altezza di un simile dispiegamento di creatività. Le lampade Nafir disegnate da Karim Rashid sono delle sculture in plastica sospese dall’effetto scenico davvero interessante anche da spente, e sembrano riempire tutto l’ambiente della musicalità squillante delle trombe da cui prendono il nome, originarie proprio dell’Egitto, patria di questo designer che interpreta alla grande gli stili moderni del terzo millennio.

Ott 18, 2013
Christian

Runtal Folio, design sottilissimo

Torniamo oggi sul “luogo del delitto“, uno degli accessori per la casa che più ci piace quando riceve delle attenzioni speciali da parte dei designer, ovvero i radiatori alias termosifoni.
Siamo infatti, come ben sa chi ci segue, degli amanti della funzionalità ma anche del bello, per cui ci siamo innamorati fin dal primo sguardo del radiatore Runtal Folio, con il suo design ultrapiatto che lo fa apparire quasi come se levitasse a pochi cm dalla parete.

Il suo spessore è di soli 1,6 centimetri, e certo la sua naturale applicazione è nella stanza da bagno, la quale ottiene una doppia valorizzazione, sia in termini di stile che in quelli di comfort.
Runtal Folio infatti è realizzato con materiali di nuovissima concezione e soprattutto naturali, tuttavia la grande varietà di rivestimenti disponibili, che non si limitano all’alluminio anodizzato ma includono anche varie tonalità di legno, rende questo radiatore perfetto anche per altri ambienti della casa, con la possibilità di integrarsi alla perfezione con qualsiasi tipo di arredamento.

Viene proposto in due diverse versioni, la Belt e la Corner, che differiscono nella forma e nel design, ed è presentato dall’azienda italiana come il più leggero radiatore mai messo in commercio.
Runtal Folio è il risultato della creatività e degli sforzi congiunti di due designer di fama internazionale, Perry King e Santiago Miranda, che da quasi 40 anni collaborano forgiando idee di inconfondibile stile basate sulle personali esperienze sia emotive che culturali, sempre alla ricerca di innovazioni tecnologiche.

Ott 11, 2013
Christian

Sull’isola la fabbrica diventa polo multiculturale

La riconversione di una vecchia zona industriale, con la conseguente riqualificazione urbana, ambientale ed anche turistica dell’Isola di Seguin sulla Senna, per 60 anni sede di una fabbrica Renault – è la grande sfida su cui si è concentrata negli ultimi anni la svizzera Nelly Wenger, specializzata in progetti di grande complessità.
Il nome di questo progetto è R4, un polo culturale la cui inaugurazione è prevista nel 2016 è che vorrà essere una sorta di micro città dell’arte nella quale collezionisti, artisti e semplici “fruitori” del bello possano al tempo stesso godere dell’ospitalità ma anche sperimentare, stimolati da un ambiente multiculturale.

Il progetto dell’edificio, imponente perché si svilupperà lungo tutta l’isola, prevede una modularità di base. Sarà scomponibile, quasi provvisorio, su di esso si riverbererà la fluidità delle acque della Senna che scorrono accanto e che saranno visibili da qualunque punto all’interno, perché l’architetto Jean Nouvel (di nuovo lui!) ha previsto continui giochi di vetri e trasparenze.
L’investimento è sostanzioso ma lodevole perché il suo intento non è la generazione del profitto ma della bellezza: in una economia dell’arte autosufficiente, il processo di creazione inizierà e concluderà il suo ciclo sull’isola, evolvendosi e cambiando sempre forme nel tempo ed abolendo ogni tipo di frontiera.
Impossibile non riconoscere nel nome dato a questo complesso un omaggio ad una celebre vettura della Renault, prodotta proprio sull’Isola di Seguin fino alla dismissione dell’area che da allora è stata abbandonata.

La multimedialità e la polifunzionalità saranno emblemi di questa città dell’arte, che includerà oltre ad alberghi e ristoranti anche un conservatorio, case d’aste, gallerie e spazi espositivi per mostre temporanee e permanenti di arte contemporanea.

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aprile: 2020
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