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giu 28, 2013
Christian

Quando Bracciodiferro sfidò il design

Scardinare la logica del design e dell’arredamento di interni può sembrare un’attività di gran moda nel terzo millennio, stante la continua proposta di pezzi unici artigianali ed a volte sperimentali, tuttavia una mostra itinerante che ha avuto una sua prima tappa a Milano presso la Biblioteca di Santa Maria Incoronata vuole ricordarci che già negli anni ’70 un gruppo di creativi italiani ebbe delle idee di questo tenore, mettendo insieme le loro capacità per fondare l’azienda Bracciodiferro.
Gaetano Pesce e Cesare Cassina furono tra i soci fondatori, mentre Alessandro Mendini aggiunse in un secondo momento i suoi contributi.

Il concetto di partenza era semplice, si volevano realizzare oggetti che fossero stabili ed immutabili e che restituissero il principio di durevolezza nel tempo, realizzandoli quindi con materiali pesanti e resistenti.
Scopo degli oggetti realizzati non è mai stato quello di assolvere specifiche funzioni, ma molto più prosaicamente l’intento era quello di spiazzare e fare soltanto scena. La negazione assoluta del “Form Follows Function” quindi, con la creazione di progetti di finto arredo o se si vuole di non-arredo: tutti concetti esplicitati chiaramente anche nei comunicati stampa dell’epoca, raccolti e riproposti insieme ad un imponente repertorio fotografico nel catalogo della mostra itinerante edito da Silvana.

È la prima volta che tale arredo scenico viene raccolto in una esposizione aperta al pubblico, e la decontestualizzazione dei singoli oggetti posti negli ambienti col chiaro intento di sconvolgerli è felicemente riassunta dalla lampada Moloch, eletta manifesto iconico di tutta la mostra. È infatti semplice intuire la sensazione di spiazzamento di chi si trovi di fronte una struttura che, ricalcata sulle forme una lampada da tavolo, è però di dimensioni colossali come suggerisce il nome stesso; ma anche elementi come la scrivania Arca o la serie di tavoli e sedute Golgotha, con i loro dichiarati riferimenti al vecchio testamento, vogliono risvegliare un senso di pathos suggerendo un uso spirituale e non materiale dell’oggetto stesso.
Non si può poi dimenticare il tavolino Voragine di Mendini, con la sua crepa che lo rende inutilizzabile ma che spara davanti agli occhi l’idea delal rottura della crosta terrestre.

Più che di design, ci sembra quasi di parlare  di installazioni di arte contemporanea, in cui il concetto che l’opera vuole suggerire è più importante dell’opera stessa o della sua bellezza; sta di fatto che uno dei padri del progetto Bracciodiferro, Cesare Cassina, è attivo ancor oggi nel settore dell’architettura d’interni con la sua ben nota azienda, e siamo certi che tante idee fortunate alle quali è pervenuto ai giorni d’oggi gettino le radici in questi prodotti di test degli anni ’70.

giu 25, 2013
Christian

Smeg 500, un’icona con nuove funzioni

Lapo Elkann, estroso rampollo della dinastia Agnelli, è un personaggio probabilmente discutibile per alcune sue esperienze di dominio pubblico, ma al quale va senza dubbio riconosciuto un certo spirito creativo che si palesa attraverso la sua Italian Independent, azienda che ha saputo costruire un marchio di design apprezzato anche all’estero per l’uso di materiali ipertecnologici come il Kevlar o il Gore-Tex.
L’ultima idea è stata quella di dare un nuovo impulso ad una vecchia collaborazione tra Fiat e Smeg, brand italiano leader nel settore degli elettrodomestici da cucina.

Quale italiano non riconosce la prima vera icona del boom industriale dei nostri anni ’60, la Fiat 500? Bene, da oggi se volete arredare la vostra cucina o il vostro salotto con un accessorio stravagante, con un sapore tutto retrò, e avete un bel po’ di spazio a disposizione, potete mettere in mostra questo cofano di una 500 che nasconde in realtà un frigorifero orizzontale!
Chi ha qualche annetto in più ricorderà senz’altro che sotto il cofano anteriore della 500 non c’era il motore, posizionato nel posteriore, e quello spazio veniva sfruttato come bagagliaio. Ora invece, seguendo alla lettera lo slogan della…Smeg 500, è diventato un posto iconico dove conservare il vostro cibo!

Abbiamo la netta sensazione che un simile prodotto abbia come categoria di riferimento i ristoranti, i pub ed altri luoghi di ritrovo del genere, di quelli che amano circondare la propria clientela di un’atmosfera vintage; facciamo un po’ di fatica ad immaginarlo infatti in una tradizionale cucina domestica, ma…mai dire mai!
A testimonianza dello sfacciato intento di dare risalto allo stile italiano, potrete trovare questo frigorifero solo in una patriottica gamma tricolore, verde, bianco e rosso!

giu 18, 2013
Christian

Con l’estate torna la sedia pieghevole!

Infiniti ha lanciato il suo annuale concorso dedicato a giovani designer e progettisti under 30, intitolato Under Revolution Chairs, e dedicato questa volta al tema delle sedie pieghevoli, vere pietre angolari dell’arredamento che nel periodo estivo vivono una stagione d’oro.
La sedia pieghevole deve infatti rispondere a precisi criteri funzionali e pratici prima ancora che estetici, i quali hanno comunque un ruolo importante: deve essere robusta, specie nelle giunture, per sostenere i continui stress dovuti ad aperture e chiusure; deve potersi aprire in un gesto semplice ed elementare; e deve occupare poco spazio quando non in uso, per poter essere facilmente riposta ed “occultata”.

Nonostante lo scopo del contest fosse quello di premiare un’idea rivoluzionaria, la natura stessa di un simile tipo di sedia rendeva abbastanza difficile ottenerlo, tuttavia tra gli oltre 600 progetti pervenuti alla giuria alcuni sono stati degni di nota.
Oltre al vincitore Nicolàs calandri, il quale ha proposto una seduta tondeggiante in polipropilene con chiusura a compasso, il progetto che ci ha maggiormente entusiasmati viene dalla Spagna e si chiama Unplec:semplice, essenziale, quasi un archetipo di sedia nelle sue linee. Ma è realizzata in una speciale plastica ecologica ottenuta dal riciclaggio delle cassette ortofrutticole!

La nostra passione per oggetti di design nati dalle “ceneri” di altri materiali che ritornano così nel circolo produttivo è così pienamente appagata!

giu 11, 2013
Christian

Il giusto prezzo del design secondo Laviani

Oggi vogliamo dedicarci ad un designer italiano del quale condividiamo per intero la visione, e vogliamo raccontarvi anche i motivi di questa affinità di vedute. Ferruccio Laviani non si considera un artista, nonostante le grandi capacità creative, ma un professionista: ciò lo ha spinto a mettersi in proprio per la sua attività, arrivando anche a ricoprire la carica di direttore creativo presso Kartell, posizione che occupa da oltre 20 anni.

Laviani rifiuta il concetto di design artigianale in serie limitate, che considera come attività fini a sé stesse e volte solo a creare scalpore attorno ad un nome, spesso purtroppo a scopo di lucro e basta. La sua concezione del design è basata sulla insostituibilità della produzione industriale in serie, per ottenere dei listini prezzi accessibili a quanti più utenti possibile, i quali al tempo stesso riescono a portarsi a casa degli oggetti di grande valore estetico.
La sua critica è volta proprio alla massima diffusione dei progetti, i quali solo in fabbrica possono crescere e svilupparsi con tali caratteristiche, ed essendo prodotti dal prezzo contenuto entrano in tante case portando con sé il loro valore funzionale ma anche quello, innegabile,  concettuale e culturale.

Alcuni esempi recenti della creatività di Ferruccio Laviani hanno trovato la perfetta atmosfera espositiva all’ultimo Salone del Mobile di Milano, dove per citarne solo alcuni sono andati “in scena” la poltroncina Popsi, in puro stile Kartell, e le splendide lampade Tuareg a marchio Foscarini, proprio quelle che aprono il nostro articolo.

giu 7, 2013
Christian

Perché è importante arredare al meglio il proprio bagno?

L’idea relativa all’arredo bagno non è sempre presa in considerazione: sono infatti molto poche le persone che si interessano dell’acquisto di componenti ed accessori per il bagno allo scopo di abbellire una stanza della casa che spesso viene trascurata e non considerata. E’ un paradosso ma spesso è così.

Ciò deriva sia da una questione culturale – si tende infatti a ritenere che il bagno sia una parte della casa in cui non si soggiorna molto se non per esigenze fisiologiche, e per questo gli si dà poca importanza dal punto di vista dell’arredamento – sia da una questione economica: molte volte, quando si acquista una casa, il denaro che rimane per l’arredamento e per l’acquisto dei mobili è troppo poco per dare importanza alla stanza da bagno, e si tende pertanto a trascurare proprio il bagno dando maggiore rilevanza a camere vivibili come la cucina, il salotto e la camera da letto.

Pochi sanno, però, che arredare un bagno con gusto e classe non sempre significa spendere fior di quattrini: scegliere delle piastrelle e delle pavimentazioni in linea con lo stile della casa, abbinare asciugamani in tinta ed accessori per il bagno, ad esempio, rappresentano soluzioni interessanti che spesso non sono neanche troppo esose dal punto di vista della spesa. Stesso discorso riguarda anche i mobili bagno, gli specchi, la rubinetteria, i box doccia, la scelta dei sanitari e della vasca da bagno.

Con gusto, classe ed un pizzico di furbizia, arredare la stanza da bagno sarà semplice, molto più di quanto non si possa immaginare: basta affidarsi alle persone giuste, al negozio giusto (professionisti del settore o arredatori), e scegliere un arredamento che ci rappresenti e che sia in linea con i nostri gusti ed il nostro budget; in questo modo la stanza da bagno sarà sinonimo anche di bellezza, comfort e relax.

giu 6, 2013
Christian

A New York le cabine telefoniche del futuro

Un pezzo di storia di New York si prepara ad andare in pensione nel 2014: 11 mila cabine telefoniche, spesso protagoniste della vita quotidiana ed anche dei film girati nella Grande Mela verranno infatti dismesse, essendo diventate obsolete nell’epoca dei cellulari e degli smartphone.
Il sindaco Bloomberg ha così deciso di rinnovare l’arredo urbano della città indicendo un concorso volto a raccogliere proposte e soluzioni: i prototipi che la giuria ha visto recapitarsi da parte dei migliori designer statunitensi sono stati oltre 100, e difficile è stato selezionarne appena 6 da mandare poi alla sfida finale per decretare il modello scelto, svoltasi sulla pagina ufficiale Facebook del comune di NY.

I 6 finalisti hanno primeggiato nelle categorie creatività, visual design, impatto sulla comunità, funzionalità e connettività: alla fine l’ha spuntata il NYFi progettato dalla Sage and Coombe Architects, pensato come una colonna di circa 3 metri di altezza con un gigantesco touchscreen al centro, che tra le caratteristiche si segnala per la polifunzionalità.
NYFi non è infatti solo un semplice telefono, tra l’altro in modalità free phone, il che manda in soffitta anche il concetto di pay phone; è collegamento Wi-Fi gratuito, stazione meteorologica, distributore di biglietti della metro, mappa digitale ed altro ancora.

Tutti i progetti finalisti in realtà hanno degli aspetti interessanti, ma quello che ha particolarmente entusiasmato Bloomberg è la possibilità di impatto zero, ovvero l’autoalimentazione grazie alla luce solare.
I newyorkesi sono ansiosi di accogliere questa grande novità tra le loro strade, una sfida che proietta una volta di più la metropoli nel futuro!

 

giugno: 2013
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